La notte prima di Halloween

Questo racconto partecipa alla challenge Raynor’s Hall.

XXIV Challenge!

 

La notte prima di Halloween

 

La donna ticchettò le unghie laccate di nero sul tavolo di metallo, che si trovava fuori dalla sua abitazione: una villa vittoriana.

“Così tu vorresti festeggiare Halloween?”. Le sue iridi brillarono sinistramente.

“Mi chiedevo se si potesse fare qui la festa di Halloween, perché lei possiede degli oggetti a tema tutto l’anno. Io e i miei compagni di classe non saremo fastidiosi o troppo rumorosi, non romperemo niente” assicurò la ragazzina, seduta di fronte a lei, guardandosi i piedi.

La donna prese silenziosamente qualcosa dal tavolo e lo infilò in tasca.

“Quanti sareste?” domandò. La voce della proprietaria della casa era vellutata, sporse in fuori le labbra tinte di viola.

“Una decina, non di più, forse addirittura di meno…”. Iniziò a spiegare la giovane.

< Non sono molto organizzati > rifletté la donna.

“… L’anno scorso alcuni avevano il morbillo e altri gli orecchioni” rispose la ragazzina con voce insicura.

La donna girò la tazza di the che aveva davanti, sulla porcellana erano raffigurati dei minuti pipistrelli.

“Io e i miei piccoli amici saremmo felici di ospitarti, Clara” rispose la donna. Indicò una serie di bambole che teneva nella veranda, sedute in piccole sedie di ottone.

Ognuna di esse aveva degli occhi vividi ed erano vestite in modo gotico, con pizzi e merletti sporchi di sangue finto.

Clara rabbrividì, ma disse con tono grato:” Grazie. Ora che la signora Finning si è trasferita, non sapevamo proprio come fare”.

“Uno non ama le proprie cose se ogni tanto non le mette in mostra. Vi aspetto domani sera, piccola” disse la donna.

Miss Elisabetta non è male come sembra. Forse la giudicano così male solo perché è eccentrica > pensò Clara.

Elisabetta guardò la ragazzina salutare e allontanarsi.

Sinistri scricchiolii e un miagolio l’accompagnarono mentre tornava dentro la casa.

Elisabetta sorrise, sfilando dalla tasca del lungo abito nero, che faceva risaltare la sua figura estremamente longilinea, un mazzo di chiavi con un portachiavi a forma di orsetto.

“La ‘chiave’ del regno” scherzò.

< Sicuramente quella giovane non ha raccontato ai suoi genitori che veniva qui. Sarebbe finita nei guai per la sua trovata.

Ora starà correndo a casa per dirlo alle sue amiche, visto che mentre stava qui il suo cellulare si è scaricato, ma prima di poterlo fare dovrà tornare qui > pensò.

Si mise davanti al camino, guardando le fiamme, ravvivandole.

Il calore del fuoco le accarezzava la pelle, che rimaneva fredda, rischiarando di luce aranciata i mobili antichi e le pesanti cornici dei diversi dipinti di cupi paesaggi ‘romantici’.

Sentì nuovamente bussare, nascondendo le chiavi in tasca aprì, trovandosi la giovane ansante di fronte.

“Sì?” chiese Elisabetta.

Clara entrò titubante e disse: “Scusi, ha visto le mie chiavi?”.

“No, forse le hai lasciate da qualche parte qui. Sembri stanca, prendi un po’ fiato. Ti faccio un the e le cerco” disse Elisabetta con tono accondiscendente.

Clara si accomodò su un divanetto vicino al camino, mentre la padrona di casa chiudeva la porta.

Nella penombra, Clara si concentrò a fissare le rosse fiamme che si contorcevano in un costante crepitio.

Non riusciva a distogliere lo sguardo, sbadigliò assonnata.

“Vedrai, le tue chiavi non saranno lontane e domani avrai la miglior festa di Halloween di sempre” la rassicurò Elisabetta, portandole una tazza di the.

Clara cercò di prendere la tazza, ma si sentì assonnata, crollò contro il divanetto, preda di un profondo torpore.

“Lo sai qual è la chiave di ogni cosa? L’anima” la rassicurò Elisabetta. Posò la tazza su un tavolinetto e afferrò il viso paffuto di Clara.

Una sferetta pallida, che emanava scintille azzurrine, sfuggì dal petto di Clara. Il corpo della ragazza scomparve e Elisabetta portò la sferetta fino a una piccola bambola adagiata sul caminetto.

Gli occhi del giocattolo divennero vividi, mentre Elisabetta gettava il mazzo di chiavi in un contenitore di vetro, insieme ad altre.

 

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Traditore

Traditore

 

“Anatar…” mi chiami con un filo di voce. Oh, Celebrimbor, quante volte sono stato io a invocare il tuo nome nelle notti in cui ti ho permesso di farmi tuo, di possedere il mio corpo, che ben so essere il più bello tra quello degli elfi.

Io mi rigiro tra le mani il martello che ti ho regalato, quello con cui ti ho permesso di forgiare gli anelli. Volevi metterti sempre alla prova, avere nuove sfide e sempre più potere. Adoravi essere ben pagato ed io ti ho dato sia ricchezza che potenza.

Non ti chiedevo certo in cambio dell’ipocrisia.

Non dovevi giudicarmi per averli incatenati all’unico trascinandoli nel buio, perché era il giusto signore di ognuno di essi. L’ho forgiato tra le fiamme del Monte Fato a quel solo scopo.

Ho condiviso con te il potere, sono stato fino alla fine il signore dei doni. E tu… tu hai cercato di annacquare la mia anima con la tua. Hai cercato di usare l’anello contro di me, ma lui è l’unico che non mi tradirà mai.

Non sono io il cattivo, il criminale.

“Se non mi dirai dove sono i tre anelli che hai forgiato per i re degli elfi finirai impalato davanti alle tue terre, fabbro” dico gelido.

Ti guardo, abbandonato, schiacciato, torturato, incatenato al muro. Valeva la pena di morire? Di fare un esercito per fronteggiare il mio quando potevi rimanere al mio fianco?

Ho dovuto rovinare la bellezza di quelle iridi blu mare incidendo dentro di loro l’orrore di aver visto tua moglie e tua figlia uccise.

“Se anche te lo dicessi, non mi risparmieresti” mi rispondi. Non hai torto Celebrimbor.

Mi sfilo la maschera della mia armatura di metallo, liberando i miei capelli biondi dai riflessi aranciati, simili a oro immerso nella lava.

Perché dovrei? Sono guidato dalla mia personale vendetta. Queste armi le hai forgiate tu con le tue menzogne.

Hai voluto tu giocare a questo gioco!

“Le tue sofferenze avrebbero termine più velocemente” rispondo con la voce vellutata che ti ho sempre riservato.

Mi hanno sempre detto che sono il peggiore, il male, ma ho imparato che c’è qualcosa di più terribile di chi come me è guidato dall’odio: i traditori!

“Il potere ti ha accecato, come ha accecato me. Quei tre anelli devono proteggere questo mondo da signori oscuri come noi”. Ancora il tuo perbenismo….

“Traditore” sancisco. Premo la mano sul collare di spine di metallo che ti ho messo intorno al collo, facendoti gemere, mentre stillettate di sangue mi sporcano il viso.

Mi hai pugnalato alle spalle. Hai ucciso la nostra storia, hai scatenato una guerra tra noi.

Dopo quanto abbiamo condiviso!

Eri l’unica persona che avessi, mentre forgiavamo insieme mi sentivo legato a te più che a un fratello. Abbiamo condiviso tra i migliori momenti delle nostre vite.

Ti ho permesso di piegarmi, di tirarmi i capelli. Ci sono stato a sostenerti, ho fugato ogni tuo dubbio.

Tu in cambio sei stato un ladro! Hai cercato di rubare l’anello che contiene il mio stesso spirito!

Hai distrutto la sanità del nostro rapporto. Sei diventato il nemico!

Ti guardo tremare, mentre con il martello ti scosto una ciocca dei lunghi capelli dal viso, aderita a causa del sangue e del sudore.

“Tu speri ancora di poter governare l’unico” sibilo.

Dovrei dispiacermi per te, mentre ti guardo affogare in ciò che ha comportato il tuo rifiuto. La tua pelle un tempo bellissima è ricoperta di cicatrici, ferite, lividi, bruciature e in alcuni punti è persino strappata.

Non lo farò, perché sei un traditore. L’unico poteva essere l’anello che ci univa, avevo permesso alla tua essenza di fondersi alla mia. Affoga pure.

Mi sputi addosso un grumo di sangue.

“Spero solo di vederti distrutto”. I miei occhi diventano ferini e la mia mano si muove prima che io riesca a controllarla.

Abbasso il martello e inferisco su di te, ancora e ancora. Il tuo corpo va in pezzi, le tue alte urla man mano si spengono, ma non riesco a fermarmi. La furia ha preso il posto dell’antica passione e mi travolge.

Ansimo, respirando a fatica, mentre il tuo corpo si abbandona contro la parete. Continuo a lacerarti, ricordando i colpi che hai osato darmi durante la battaglia che ci ha visto rivali.

Quando torno in me e mi accorgo di averti ucciso, il martello mi cade dalle mani e precipita a terra con un rumore sordo.

“Perché hai voluto giocare a questo gioco?” ti chiedo con un filo di voce. Ti prendo per il mento e bacio le tue labbra gelide di morte.

Perché mi hai tradito?

Cecità

Elly appartiene a TheBlueMusketeer.

Partecipa alla challenge del gruppo: Hurt/Comfort Italia – Fanfiction & Fanart.

Link del gruppo: https://www.facebook.com/groups/534054389951425/

26 prompts challenge: 17/26: ESPIAZIONE: 1.

Riparazione di una colpa commessa e liberazione dalla stessa mediante l’accettazione e la sopportazione della pena inflitta a tale scopo.

2.

Nel mondo pagano, propiziazione della divinità offesa, mediante offerte, riti e sacrifici di vittime.

Parole: 756.

 

Cecità

 

Vegeta strisciò la mano contro la parete, sentiva cose fredde e lisce avvicendarsi con materiali più ostici, fastidiosi al tocco e appuntiti. Non riusciva a individuarne le fattezze, gli sembrava di trovare innumerevoli bordi, spesso ondeggiava e andava a sbattere. Colpì con il ginocchio uno spigolo e ingoiò un gemito.

< Non ho nessuna intenzione di chiamare aiuto. Non è possibile che il principe dei saiyan non arrivi a quello a cui deve da solo… Ne va del mio orgoglio! > urlò mentalmente. Cercò di raddrizzare la postura, strisciando con il fianco sulla parete, lì dov’era libera da altre superfici.

Trovò un vuoto e cadde per terra, gli sfuggì un gemito soffocato. Ringhiò, sentendo il corpo dolergli e strisciò, tastando il pavimento. Sentì un profumo e si ritirò indietro, captò dei suoni nell’oscurità e mosse le mani davanti a sé.

“Ce la faccio da solo” disse preventivamente.

Delle braccia sottili, con delle mani dalla presa ferrea per quanto minute, lo issarono. Vegeta si divincolò, ma l’altro lo tenne fermo, aiutandolo a raggiungere la parete.

Vi si appoggiò, adagiando la guancia sulla superficie.

“Lo sapevo che c’era l’angolo, qui… Ora lasciami che devo andare in cucina.

Tsk, non ho bisogno della balia” ringhiò. Rabbrividì sentendo il tocco di una carezza sulla guancia e avvertì gli occhi bruciare.

“Preferivo un pugno da parte tua, Elyanor.

Non sono così debole come ti devo sembrare in questo momento” disse Vegeta con voce stanca.

“Non c’è nessuna debolezza a farti aiutare” gemette Elly.

Vegeta si allontanò da lei, cercando di darle le spalle, la schiena leggermente piegata di lato e incurvata. Sentì il vuoto sotto uno dei piedi e tastò, riconoscendo dei gradini. Mosse le mani, fino a trovare il corrimano, il suo battito cardiaco accelerò perché a ogni gradino sceso sentiva la sensazione di precipitare.

Rischiò di cadere ed Elly lo afferrò, impedendogli di farlo.

“La mia prima impressione resterà sempre quella giusta, su di te. Smettila di fare l’orgoglioso per almeno cinque minuti e accettalo. Non ci vedi, Vegeta…” esalò.

“Lo so che sono cieco…” ribatté Vegeta con voce roca. Si divincolò, ma Elly lo aiutò a scendere la scala contro la sua volontà. “Perché non te ne torni dal tuo muso verde? Scommetto che sarà con gli altri terrestri a sparlare di quanto sono diventato inutile adesso” disse con tono acido.

Sentì Elly ingoiare un sospiro di rabbia.

“Non mi farai esplodere, non soffocherai la sofferenza mentale in quella fisica” disse lei.

Vegeta rabbrividì al tono di voce gentile di lei.

< Smettila! Non mi mostrerò debole davanti a una ragazzina che potrebbe essere mia figlia! Non avrai le mie lacrime! Non mi sfogherò davanti a te… > pensò, stringendo le labbra fino a farle sbiancare.

“Tutto questo è successo a causa mia, permettimi di espiare questa mia colpa. Permettimi di occuparmi di te…” sussurrò Elly, lasciandolo andare superato l’ultimo gradino.

“Non dirlo nemmeno per scherzo. Dovresti saperlo che non ti avrei permesso di sacrificarti come vittima agli dei!” gridò Vegeta. Una vena iniziò a pulsargli sulla fronte spaziosa, mentre il suo viso si accaldava.

“Sono io che ho offeso gli dei” ribatté Elly.

Vegeta sentì il rumore dei movimenti di lei farsi più forte, riconosceva dei colpi secchi dati alla stoffa dei vestiti.

“Smettila di agitarti come una gallina. Se gli dei ci vedono come dannate vittime non è certo colpa tua. Hai fatto quello che era giusto e non ti devi infliggere nessuna colpa. Occuparti di me non dev’essere la tua pena.

Io non privo nessuno della sua libertà” disse. La sua voce si era fatta roca, ancor più matura.

“Non è occupandoti di te che la espierò, ma sopportando il tuo carattere. Voglio aiutarti perché ti voglio bene, burbero saiyan. Sei il ‘peggiore’ dei miei padri adottivi, ma sei quello che più si sacrifica.

Rivaluterei la tua sindrome dell’eroe, è peggiore di quella di Goku” disse Elly.

Vegeta la sentì stringergli il petto e si nascose il viso tra le mani, le gambe gli cedettero.

“N-non… Non obbligarmi…” esalò. La sua voce trasmetteva sconforto.

“Non ti obbligo a niente, qualsiasi cosa accada racconterò che il tuo orgoglio non ha mai vacillato” giurò Elly.

Vegeta serrò la maglietta di lei, sfiorando con le nocche delle dita abbronzate la lunga treccia di lei e scoppiò a piangere, sentendo le proprie lacrime inumidire i vestiti di Elly.

< Non racconterò mai di questo sfogo, nemmeno a sensei. Te lo giuro, Vegeta…

La mia ‘espiazione’ sarà ridarti la vista. A costo di sfidare gli dei stessi! > promise Elly mentalmente.

 

 

Alien and Twins

Prompt! PROMPT!, F/F, “I miss your kisses/ the smell of biscuits on your skin” (Empty Bed – Urban Strangers)| [FANDOM]: Originale fantascienza| Personaggio/Pairing: F/F| Avvisi: Twincest; underage; dub-con; abducted by aliens| SAFE/NSFW: NSFW | Wordcount: 339
Ha partecipato alla Bad Wrong Weeks 2018.

 

Alien and Twins

 

Le due ragazzine erano sedute su uno scranno di metallo, si tenevano per mano e guardavano intorno a loro con sguardo smarrito.

I quattro alieni troneggiavano intorno a loro, i loro corpi ossuti erano lunghi quattro volte un uomo normale, le loro braccia erano così lunghe che le loro mani toccavano il pavimento della navicella, mentre le ragazzine riuscivano a vederli nettamente solo fino alle nodose ginocchia. La pelle della creatura era grigia.

Le due gemelle indossava dei lunghi vestiti candidi, i loro corpi erano identici, i loro visi si specchiavano, ma i loro capelli castano rossicci avevano tagli diversi.

Rose aveva i capelli lunghi fino alle spalle, Lily li aveva corti fino alla nuca.

Su tutta la navicella, compresi sotto i piedini nudi delle due, si accesero delle grigie azzurrine.

Le creature iniziarono a ripetere nella loro lingua, che per le giovinette erano una specie di prolungata nenia simile a un ruggito, un mantra.

“Accoppiatevi, accoppiatevi, accoppiatevi…”.

Le gote delle due sorelle divennero vermiglie. Le due giovani si sentirono eccitate, si voltarono a guardarsi in viso e socchiusero le labbra rosee.

“Mi mancano i tuoi baci” sussurrò Rose. Prese il viso di Lily tra le mani e si approssimò a lei, sfiorando la sua fronte con la propria.

Lily inspirò rumorosamente l’odore della gemella.

“Amo l’odore di biscotti che fa la tua pelle” mormorò.

Rose la fece stendere sotto di sé, l’eccitazione travolgeva entrambe, mentre il mantra risuonava sempre più alto e veloce. Raggiunse il picco, quando Rose non resistette e mise la mano sotto la gonna di Lily.

Lily abbassò gli slip della sorella, iniziarono a scambiarsi rapidi baci, mozzandosi il fiato a vicenda, le loro lingue s’intrecciarono. Le due si penetrarono all’unisono, muovendosi allo stesso tempo.

Utilizzarono entrambe tre dita, muovendole veloci, i loro respiri si fondevano, i loro gemiti risuonavano insieme confondendosi.

Gli alieni si fermarono soddisfatti sentendole raggiungere l’orgasmo insieme. Le separarono e le fecero addormentare, mettendole sedute dritte sulla sedia.

Le lasciarono sole nella stanza, mentre le luci azzurre dei macchinari si spegnevano.

Dopo l’abbraccio

Prompt! Prompt!, MCU, Thor/Loki, “Here comes the sun and I say… It’s alright.” (Here Comes The Sun, The Beatles)| [FANDOM]: MCU| Personaggio/Pairing: Thorki| Avvisi: Incest| SAFE/NSFW: NSFW | Wordcount: 523
Ha partecipato alla Bad Wrong Weeks 2018.

 

 

Loki si passò le mani tra i corti capelli di Thor, giocherellando con le ciocche castane e ridacchiò.

“Sai, non ti stanno poi tanto male” disse.

Erano entrambi stesi sul letto dalle coperte dorate, i loro corpi ignudi.

< Voglio godermi al massimo questi momenti di pace, solo tra noi.

Avrei dovuto immaginare che dopo l’abbraccio ci saremmo spinti oltre, ma non avrei mai pensato che ci saremmo divertiti. Non stavamo così bene insieme da quando eravamo bambini > pensò il dio dell’inganno.

“Non prendermi in giro. Mi mancano le mie treccine, rappresentavano il mio onore” borbottò Thor.

Loki si rotolò e si mise sopra di lui, a cavalcioni, stringendolo a sé, strusciando il viso contro il suo petto muscoloso.

“Il tuo onore lo hai dimostrato in altri modi, mio re. Di sicuro non con qualche treccina o… “chiamate aiuto” soffiò.

Thor fece una risata roca, che risuonò per la stanza. Prese il viso di Loki tra le mani possenti, Loki sentì i calli ruvidi sfregargli sulla pelle.

“Mi è sembrato di tornare indietro nel tempo. Lo facevamo da ragazzi, ma tu, non lo hai mai fatto con tutta quella veemenza” disse il dio del tuono.

“Perché per la prima volta c’è il sole tra di noi. Va tutto bene” sussurrò Loki. Gli posò un bacio sulle labbra, Thor gli passò le dita tra i lunghi capelli mori e lo trasse a sé, baciandolo con foga. La lingua di Loki saettò nella sua bocca, avvolgendo quella dell’altro.

Thor gli afferrò il fianco con una mano, mentre con l’altra gli accarezzava i glutei morbidi.

Loki prese la mano di Thor e si lasciò penetrare, sentì l’altro muoversi dentro di lui ed iniziò a muoversi su e giù. Le sue gambe longilinee scattarono, Thor lo prese con dei colpi secchi.

L’eccitazione fece fremere entrambi.

< Per sentirlo vicino a me, ho sempre avuto bisogno di rapporti violenti, colmi di sangue. Ora, invece, anche i suoi atti gentili non mi dispiacciono. Ha imparato a utilizzare la forza della sua virilità, senza abbandonarsi ai puri istinti animali.

Sento un calore invadermi > pensò Loki.

Thor gli morse il labbro inferiore e lo succhiò rumorosamente. I gemiti di tutti e due, rochi e prolungati, risuonavano nella camera da letto dell’astronave asgardiana.

“Mi hai salvato venendo da me” disse Thor. Gli prese i fianchi tra le mani, stringendoli con attenzione, Loki sentiva le sue dita bollenti. Mosse il bacino in avanti, seguendo il ritmo dell’altro, sempre più incalzante.

< Non abbiamo mai vissuto un momento più bello e piacevole di questo, non sembra nemmeno vero. Mi sta addirittura facendo dirigere il gioco > pensò Thor. Venne dentro Loki, che raggiunse a sua volta l’orgasmo.

Il loro sperma si confuse, gocciolando sul letto.

< Non avrei mai pensato che fare l’amore potesse essere una cosa così colma di sentimento > pensò Loki. Si stese sopra Thor e giocherellò con i peli dorati del petto di Thor. Osservò l’unico occhio del fratello e il proprio riflesso nella placca d’oro che copriva quello cavo.

“Vorrei che tutto questo durasse per sempre” disse Thor, accarezzandogli la guancia.

“Sdolcinato” borbottò Loki, ticchettandogli sul naso.

Illusion

Prompt! Prompt!, MCU, Thor/Loki “And you’ve rip out all I had just say that you won… Well now you’ve won.” (I Gave You All, Mumford and Sons)| [FANDOM]: MCU| Personaggio/Pairing: Thorki| Avvisi: Illusione; follia; angst; incest| SAFE/NSFW: NSFW | Wordcount: 586.
Ha partecipato alla Bad Wrong Weeks 2018.

 

 

Thor era seduto sul proprio letto, guardava con lo sguardo spento davanti a sé, teneva la schiena curva, il suo occhio finto ogni tanto girava su se stesso. Oltre l’oblò della navicella, scorrevano interi sistemi di stelle.

“Fratello…”. Avvertì una voce.

Thor alzò il capo e sgranò gli occhi, vide la figura di Loki e allungò la mano verso di lui, ne attraversò il viso. Questa volta, però, non ci furono scintille né verdi, né azzurre.

“T-tu non sei un… illusione” esalò.

Loki piegò di lato il capo e ridacchiò.

“Ti ricordo che ero ‘davvero io’ quello che è venuto da te per farsi abbracciare, per avere il vostro ultimo momento. Perciò sono morto… e non sono qui.

Benvenuto, fratello, nel mondo della follia. Io sono un’allucinazione” rispose.

Thor si nascose il viso tra le mani.

< Sì, dev’essere come quando ho avuto l’allucinazione di mio padre che mi diceva che non ero il dio del tuono >. Una lacrima gli rigò il viso.

“Penso sia una giusta punizione” esalò. Fece una risata amara, scuotendo i lunghi capelli biondi. “Vorrei non fossi mai venuto. Avrei dovuto scacciarti” gemette.

“Thanos avrebbe comunque cercato me perché voleva il Tesseract. Sapevo che mi sarebbe servito per scambiare la mia vita e mi sarei salvato, se non avessi deciso che preferivo te” sibilò Loki. Lo sentì singhiozzare. “Oh, suvvia. Sei ridicolo con quell’aria affranta”.

Thor immaginò Loki sedersi sulle sue gambe.

“Potresti immaginarmi in ogni modo e l’unico in cui riesci a immaginarmi sono io che ti derido?” chiese.

Thor annuì piano, chiuse gli occhi e sentì il ricordo delle dita gelide del fratello sulla guancia.

“Eri diventato finalmente un gran re, un uomo profondo e sensibile. Avevo appena detto che c’eri riuscito, che avevi vinto la mia fiducia. E sei diventato ancora più tronfio, insopportabile e aggressivo di prima? Ora non sei degno nemmeno della tua vendetta” sibilò Loki.

“Non ha importanza nulla, se non posso averti” ringhiò Thor. Cercò di abbracciarlo, ma le sue braccia andarono oltre.

“Uh. Non posso farti trovare pace, se non stai al gioco. In fondo, ora hai vinto la possibilità di avermi con te. Se riuscito ad ottenere una follia forse ancora più perversa di quella che infestava la mia mente” disse Loki.

Thor si lasciò guidare dalle mani di Loki, si abbassò i pantaloni e i boxer.

“Perché ti sto permettendo di farlo?” chiese, mentre si prendeva il membro con la mano, immaginando le sottili dita di Loki che lo aiutavano a stringerlo con più forza.

“Su e giù, su e giù” soffiò Loki al suo orecchio.

Thor gettò indietro la testa e socchiuse le labbra, gemendo rumorosamente. Continuò a muovere la mano sempre più rapidamente.

< Le sue mani sono molto più piccole di com’erano veramente. Forse perché l’ho sempre immaginato come un bambino un po’ troppo cresciuto > pensò. Le sue labbra erano arrossate, i suoi occhi erano socchiusi, le sue iridi azzurre erano liquide e le sue pupille erano dilatate.

Loki gli sorrise, posandogli una serie di baci sul collo, tenendo le proprie mani su quelle di lui.

< Ho vinto cosa? Vincerò Thanos, sarò solo l’ultimo sciocco che mi ha sfidato. Il destino vuole che io muoia nel distruggerlo.

Così raggiungerò mio fratello, quello vero > pensò.  Venne, sporcando di sperma il muro di metallo della navicella e la stoffa del letto.

“Tornerò, non temere. In fondo sono un tuo sogno” disse Loki al suo orecchio.

Thor si sdraiò, rimanendo a gambe aperte, ansante, e lo vide scomparire.

Belphegor il demone

Prompt! PROMPT! “Sleeping with my demons” | [FANDOM]: KHR| Personaggio/Pairing: Tsunayoshi/Belphegor| Avvisi: Underage; AngelieDemoni!AU; shotacon| SAFE/NSFW: NSFW | Wordcount: 545

Ha partecipato alla Bad Wrong Weeks 2018.

 

Tsuna piegò di lato il capo, facendo ondeggiare la ciocca di capelli castani sul capo. Batté un paio di volte le palpebre, i suoi grandi occhi castani erano liquidi e brillavano. Unì le mani al petto e saltellò sul posto, rosso in viso e deglutì rumorosamente.

Iiiih, è così imbarazzante” gemette. Le piccole ali bianche sulle sue spalle sottili ondeggiarono, alcune piume candide caddero per terra.

Belphegor si piegò in avanti, chiudendo le piccole ali nere da pipistrello, le membrane ondeggiarono.

“Shishishi, rilassati. Non voglio farti male” disse. Pulì il labbro inferiore di Tsuna, sporco di gelato al cioccolato.

Tsuna deglutì rumorosamente, il suo battito cardiaco era accelerato.

< Perché finisco sempre seguito da dei ragazzini con strane perversioni? Perché, soprattutto, finiscono per non dispiacermi? Questo dev’essere l’inferno! > pensò.

Belphegor si alzò dal trono su cui era accomodato e gli porse un lungo bastoncino, che brillava di luce fosforescente.

Tsuna si piegò in avanti e lo prese in bocca, raddrizzandosi. Si sporse e afferrò per il fianco Belphegor, traendolo a sé. Quest’ultimo gli mise il ginocchio tra le gambe, sostenendolo da lì, e lo fece piegare all’indietro. Prese l’altra parte del bastoncino in bocco, Tsuna riuscì a intravedere gli occhi azzurri di Belphegor dietro la frangetta dorata.

Tsuna guardò il suo viso, sembrava brillare di luce propria e avvertì il battito cardiaco accelerare, deglutì rumorosamente.

< Quelle ciglia lunghe, quelle labbra piene, quel visetto dolce, non dovrei sentire questi sentimenti. Non è una ragazza, non dovrebbe sembrarmi tale.

Però, il suo aspetto non è per niente come quello di Gokudera-kun o di Takeshi, è più… delicato >. Si staccò, lasciando il bastoncino tra le labbra di Belphegor.

Quest’ultimo si accomodò nuovamente sul trono, accavallando le gambe.

“Sei arrabbiato, Tsunayoshi?” soffiò con un leggero accento inglese.

Sawada arrossì, sorridendo.

“M-mi hai chiamato per nome” esalò.

“Tsunayoshi, Tsunayoshi, Tsunayoshi” cantilenò Belphegor. Lo pronunciò la prima volta in modo dubbioso, la seconda in modo allegro e l’ultima in modo decisa.

< No, non è propriamente come con Kyoko. Sento qualcosa di ancora più delicato, come una rosellina, ma dalle spine taglienti come i suoi piccoli pugnaletti > pensò Tsuna. Saltellò sul posto, ticchettando con i piedi nudi sul pavimento. Saltellò, spogliandosi, i capelli gli ondeggiavano ai lati del viso.

“La tua trappola è stata davvero funzionale. Sei davvero un genio” ammise.

“La cosa ti dà fastidio?” chiese l’inglese.

Tsuna negò vigorosamente con il capo.

“Lo ammetto che è la cosa che mi dispiace di più.

È un dilemma, non so se mi eccita di più il tuo corpo la tua mente” ammise.

“Scopriamolo” disse Belpeghor, afferrò al volo una delle piume candide che si erano staccate dalle ali di Sawada e la utilizzò per sfiorargli la guancia.

Tsuna si spogliò e vide l’altro fare lo stesso, si sedette sulle sue gambe e si aggrappò alle sue spalle, quando Belphegor entrò dentro di lui.

Sawada gettò indietro la testa e aprì la bocca ad o con un lungo gemito.

Belphegor lo prese lentamente, cercando di colpire i punti più sensibili. Vennero insieme, con degli alti gemiti.

Tsuna lo fece scivolare fuori di sé e, ansante, si coricò sulle sue gambe.

Belphegor chiuse gli occhi, abbandonandosi e gli accarezzò delicatamente le spalle, sfiorandogli le ali.

“P-penso… entrambi…” esalò Sawada.