Il più grande desiderio

Partecipa al XVI Challenge Raynor’s Hall. Link: https://raynorshall.wordpress.com/2017/06/23/xvi-challenge-raynors-hall/

Autore: Kamy

Prompt: bacio

Titolo: Il più grande desiderio

 

Un drappo di stoffa vermiglia ondeggiava mosso dal vento, sfiorando il palo sporco di sangue su cui era appeso, il teschio sulla sua sommità e il corvo appollaiato su di esso.

Il guerriero passò davanti al vessillo, coprendolo con la sua massa corporea, il sudore gli scivolava lungo il petto nudo. Le sue gambe nerborute scattavano ad ogni suo pesante passo, mentre abbatteva i suoi sandali sul pavimento di roccia.

Tra le fessure delle massicce pietre s’intravedevano dei tralci d’edera scura.

L’uomo alzò il capo, i suoi lunghi capelli bruni gli ondeggiavano intorno al viso abbronzato; erano aggrovigliati e tra essi si potevano scorgere dei rametti. I pettorali si abbassavano e alzavano ad ogni suo profondo respiro, un rivolo di sudore gli scivolò lungo il viso squadrato e gli s’insinuò nella barba. Si accarezzò con le dita callose l’elsa decorata della spada, raffigurante un drago d’oro. Le sue nudità s’intravedevano attraverso il gonnellino di pelle conciata che indossava, dello stesso materiale in cui erano la sua cintura e la fodera della sua arma.

Udì un battito d’ali e socchiuse gli occhi, corrugò la fronte e osservò il cielo azzurro sopra di lui.

Il sole fu oscurato da un’ombra che, scendendo dalla volta celeste, si faceva sempre più grande.

Una giovane atterrò davanti a lui, era alta fino al suo ombelico ed era minuta.

La figura angelica chiuse le grandi ali candide sulle proprie fragili spalle, il vento le faceva ondeggiare le morbide piume e alcune si staccarono, volando via.

La giovane alzò il capo, il suo viso era nascosto dai suoi lunghi capelli color dell’oro e s’intravedeva solo la forma leggermente a punta del suo nasino. La ragazza angelo avanzò verso il guerriero, indossava una corona di foglie d’alloro.

“Finalmente siete giunta, mia dea, mia guida. Vi offro la mia vittoria” disse barbaro con voce cavernosa. Si scostò di lato e si voltò, estrasse la spada e l’alzò. Sulla lama si rifletté la luce del sole e con un verso gutturale l’uomo indicò la via di pietra disseminata di cadaveri.

I resti di umanoidi lucertola squartati, ricoperti di sangue, le cui ossa svettavano candide tra resti di budella e lembi di pelle.

La giovine sorrise, piegando le sottili labbra rosee e fece frullare le proprie immense ali. I suoi piedini si macchiarono del sangue rappreso che sporcava le rocce.

“Mio valoroso. Qual è il premio che desiderate in cambio? Oro, ricchezze o fama?” domandò con voce melodiosa.

Il barbaro s’inginocchiò davanti a lei su una gamba, arcuò l’immensa schiena e sporse il capo, in modo da intravederne il viso.

“Nulla di tutto questo. Io vi chiedo qualcosa di molto più prezioso” ribatté lui.

La giovane angelo batté un paio di volte le palpebre, facendo ondeggiare le lunghe ciglia.

“Il mondo?” chiese e la sua voce rassomigliò al suono di una cascatella.

Il barbaro rinfoderò la spada e mise la mano per terra, a palmo aperto, e negò violentemente con il capo.

“Io vi chiedo un bacio” esalò con voce roca.

La ragazza si alzò sulle punte, balzò e socchiuse le ali, in modo da planare lentamente e si sedette sul braccio di lui. Accavallò le gambe, congiunse le caviglie, alzando e abbassando i piedi. Si sporse in avanti, chiuse gli occhi e posò le sue labbra fresche su quelle bollenti dell’uomo, solleticandosi con la barba di lui.

L’uomo le passò delicatamente la mano dietro il capo e ricambiò dolcemente al bacio.

“Il tuo desiderio è esaudito, addio” bisbigliò la figura angelica. Ci fu un bagliore di luce e la giovane scomparve in uno scoppiettio di scintille azzurre.

“Addio, mia signora” mormorò il guerriero. Si diede la spinta e si sedette pesantemente, facendo tremare le rocce sotto il suo peso.

Gli uomini pianta

[Scritta per il #promptando di Il peggio di EFP].

 

Edmund accarezzò con la punta della sua foglia la bottiglia di vetro, sentendola gelida al contatto e la avvolse, la piegò lateralmente versando l’acqua. Il vento faceva ondeggiare i petali carnosi del fiore che era alla sua sommità, tra il polline si vedevano i suoi occhi di luce verde brillante. “Cosa fai?” si sentì domandare. Si voltò, facendo ondeggiare la tunica che indossava, quest’ultima gli sfiorò il proprio gambo leggermente peloso. “Gli umani hanno sete con questo caldo” disse. Si voltò e guardò l’umano, grande quanto alcune nervature della sua foglia, immerso ignudo nel terreno per metà. Era rigido, immobile, con gli occhi vitrei spalancati e la bocca aperta, lì dove un po’ d’acqua era finita; la sua pelle rosa era sporca di fango umido. “Attento a non dargliene troppa, o finiranno annegati” disse la moglie, facendo fremere i petali della sua corolla da rosa.

NESSUN SORRISO PER IL TAXISTA

Scritta sentendo: https://www.youtube.com/watch?v=_anKCD54wiU

Scritta per il

#Micronarralo 166 di Scrivere creativo.

 

 

Aldo guidava il suo taxi da almeno vent’anni, sapeva guidare così velocemente da sentirsi un guidatore di auto da corsa; ma doveva stare attento soprattutto a non prendere nessuna multa. Le vite s’incrociavano come le strade in cui sfrecciava, si sentiva sicuro nelle sue acrobazie.

Adorava captare qualche discorso proveniente dai suoi clienti che andava oltre la via dove andare, il tipico ‘si fermi qui’. Amava meno il trovare spesso pezzi ‘fisici’ di quelle storie appena captate, quando si ritrovava una serie di oggetti dimenticati dai passeggeri nelle varie corse.

Nessuno, però, ha mai rivolto un sorriso all’autista, a malapena alcuni di loro gli hanno chiesto il nome per pura cortesia, dimenticandolo subito dopo.

 

[114].

IL CERCHIO DELLE BESTIE

Scritto per il

#Micronarralo 167 di Scrivere creativo.

 

IL CERCHIO DELLE BESTIE

Il giovane indiano avanzò con le gambe tremanti, il vento gli faceva ondeggiare le piume che gli ornavano i capelli castano scuro. Deglutì e si voltò verso il vecchio saggio, quest’ultimo era seduto con le gambe incrociate e il suo viso rugoso era in parte coperto dai lunghi capelli grigi.

“Dimostra di essere uomo” disse l’anziano.

Il ragazzo annuì e avanzò ancora, passò accanto ad alcune pietre colorate, i suoi piedi nudi si erano sporcati di fango e sui suoi palmi c’erano dei fili d’erba. Entrò nel cerchio delle bestie, osservò la figura del lupo in legno, la minacciosa statua dell’orso, rabbrividì indietreggiando vedendo quella del coyote e sfidò, guardandola negli occhi, quella dell’aquila.

“Le bestie non ti hanno aggredito, ti hanno accettato. Ora sei adulto” disse il saggio.

Il giovane sorrise.

 

[132].

Una notte di sudore

Scritto per il

#Micronarralo 168 di Scrivere creativo.

 

Una notte di sudore

Logan ansimò, strinse gli occhi con forza, il sudore gli scivolava lungo il viso già madido, lo stesso che gli scivolava lungo la schiena; il suo battito cardiaco era accelerato, teneva le labbra strette e il suo corpo si era avviluppato nel lenzuolo umido.

Il ronzio delle zanzare risuonava nella stanza, l’uomo raggiunse il cuscino con una gomitata facendolo cadere a terra, tra le lattine di birra abbandonate.

La luce della luna a spicchio filtrava dalla finestra, illuminando di luce argentea la penombra della stanza.

Logan mugolò nel sonno e farfugliò dei nomi, delle gocce di sudore gli si erano impigliate nella barba incolta.

[104].

LETTERA DALL’ISOLA BLU

Scritta per il

#Micronarralo 169 di Scrivere creativo

 

 

Cara Diana,

ti scrivo per la prima volta da quando è iniziato questo lungo viaggio. Non perché non avessi sentito la tua mancanza, ma perché le varie vicissitudini me lo hanno impedito fino a ora.

Ti scrivo questa lettera dall’Isola blu, un vero paradiso in Terra. Un’isola sperduta in mezzo al mare, un gioiello incastonato in queste acque cristalline che in lontananza si tingono di blu cobalto.

I nativi ci hanno accolto con gentilezza e finalmente qui potrò completare i miei studi botanici. Sto scoprendo nuove razze di fiori e ad uno di essi voglio dare il tuo nome.

Mi manchi ogni giorno sempre di più e vorrei che fossi al mio fianco. Ti piacerebbe la vita semplice di qui, un po’ meno le zanzare. Al tramonto passeggiare sulla battigia è un’esperienza mistica.

Per sempre tuo, Joseph.

AFFOGANDO L’ASSASSINO

Scritta per il

#Micronarralo 170 del Blog Scrivere creativo.

 

L’uomo si pulì il pugnale sporco di sangue e lo rimise nella fodera alla sua cintola. Si piegò e si caricò il cadavere in spalla, dirigendosi al lago.

“Questo dannato sbirro ha quasi scoperto dove nascondevo le mie vittime. Maledetto, non m’impedirà di proseguire la mia collezione” si lamentò.

Lanciò carcassa del poliziotto in acqua, la superficie nera del lago s’increspò. Guardò il corpo affondare, scorse qualcosa riemergere. Inarcò un sopracciglio, avvicinandosi, impallidì vedendo il viso di una giovane nell’acqua.

“E tu come fai a essere ancora viva?” domandò.

La giovane fece scattare la sua mano pallida e gli afferrò la caviglia, stringendola tra le sue dita ossute. Iniziò a trascinare l’assassino verso di sé, questo si dimenò, cercando di liberarsi con l’altro piede.

“Io non sono viva” sibilò la giovane, trascinando l’uomo urlante in fondo al lago con sé.

 

[140].