Promise me

Ringrazio anche solo chi legge.

Scritto col prompt dell11° p0rnfest:

MARVEL MOVIES – THOR (SERIE)         Loki/Thor       Hurt/Comfort, dopo il funerale di Frigga.

 

 

Promise me

 

Loki gettò indietro la testa e urlò con quanto fiato aveva in gola, gli occhi sgranati e i capelli neri che gli ricadevano scombinati intorno al viso pallido e sofferente, i suoi vestiti erano laceri, le piante dei piedi nudi sanguinavano e pezzi di mobili, insieme a frammenti di vetro, disseminavano tutta la cella.

Le urla di Loki si fecero sempre più strazianti, mentre la sua magia si trasformava in fiamme verde smeraldo che divorarono le sue vesti, gli scottarono la pelle nivea e fagocitarono ciò che rimaneva della mobilia.

“Madre…” gemette, nascondendo il viso tra le dita sottili, tremanti.

< So che non era mia madre, ma nessuno mi ha mai amato quanto lei > pensò.

Udì dei passi pesanti, ma continuò a piangere.

“Fratello, il funerale ha appena finito di svolgersi. Inutilmente ho pregato nostro padre di farti assistere” disse Thor con voce grave. Sfilò il manto nero che lo avvolgeva e lo utilizzò per spegnere le fiamme, raggiunse Loki e si mise in ginocchio davanti a lui.

< Ho dovuto lasciarti qui, da solo, seduto tra le fiamme, quando avrei solo voluto condividere il nostro dolore > pensò.

“Non sono tuo fratello!” gridò Loki e lo raggiunse con uno schiaffo al volto, arrossandogli la pelle e graffiandogliela con le dita aguzze.

“Ho pensato a lungo che tu fossi morto, che non avrei più rivisto il tuo volto. Ti prego, nonostante tu abbia tutti i diritti di odiarmi, nostra madre ci ha cresciuto come fratelli. Abbiamo passato insieme i momenti tristi e quelli lieti, i sorrisi. Lei avrebbe voluto affrontassimo insieme anche quest’amarezza” disse Thor grave, chinando il capo.

< Ciò che eravamo noi, davvero, sta scomparendo > pensò.

Loki fece una risata gelida e aspra, le lacrime continuavano a rigargli il viso.

“Io non voglio che tu sia mio fratello. E quello che cerchi tu, ciò che ero prima, non esiste più. Non solo il Loki che ricordavi” disse. Gli sputò in volto.

Thor si pulì il viso con una mano e avvolse il corpo ignudo e tremante dell’altro nel proprio manto nero.

“Neanche io volevo tu fossi mio fratello, ma per motivi molto diversi” ammise. Le sue iridi azzurre brillavano di riflessi blu intenso.

Prese il viso di Loki tra le mani e lo guardò negli occhi.

“Promettimi solo di ricordati chi eravamo noi. Quando ancora passavamo insieme momenti meravigliosi, colorati” lo implorò.

Loki allontanò le mani di lui da sé.

“Madre è stata l’unica cosa bella della mia vita. Tu eri solo l’ombra di nostro padre. Non facevi altro che urlarmi addosso! Forse ciò che ricordi tu, non è mai esistito” sibilò.

< Loki, come fai a non capire che l’assenza di te mi sta uccidendo? > pensò Thor.

“Ricordo mio fratello che rideva dopo avermi fatto uno scherzo trasformandosi in serpe. Io ricordo un fratellino monello, che si divertiva a pugnalarmi, ma mai in posti vitali. E che ha fatto così persino il giorno in cui doveva conquistare il mondo con dei Chitauri. Promettimi che lo ricorderai anche tu” sussurrò roco.

Loki arrossì, guardandolo di sottecchi.

“Starò bene solo senza di te” borbottò.

“Ricordo un fratello così intelligente da salvarmi in ogni battaglia. Ricordo un fratello che avrei voluto mi guidasse pure accanto agli Avengers, che avrebbe potuto possedermi il cuore con uno scettro e non l’ha fatto. Promettimi che lo ricorderai anche tu” lo supplicò Thor.

Loki, con un movimento stizzoso, arse anche i suoi vestiti, lasciandolo a sua volta ignudo, avvampò vedendo il corpo scolpito del fratello e si nascose nel mantello. Avvertiva la testa dolergli e i suoi occhi erano ancora liquidi.

“Promettimi di ricordarti almeno un momento che ti è piaciuto che ci vede coinvolti entrambi, anche fosse il giorno in cui mi hai fatto esiliare, fosse anche il giorno in cui mi hai frantumato l’anima mentendomi sulla morte di n… mio padre” implorò Thor.

Loki si sporse e lo afferrò per i capelli, facendolo sbattere contro di sé, Thor lo avvolse tra le braccia, adagiandoselo sul petto muscoloso.

“Mi prometti almeno che mi permetterai di rivederti ancora?” chiese il dio del tuono.

Loki gli posò un bacio sulle labbra, lasciandosi cullare da Thor.

Thor lo guardò con aria sorpresa.

“Se vuoi che io mantenga la promessa, mi devi dare almeno un ricordo che io possa amare” disse Loki con voce roca.

< Nostra madre sarebbe morta a sapere che… io ho sempre voluto questo stupido pentapalmo in un altro senso > pensò. Thor le passò una mano muscolosa sulla schiena, sentendo le ossa sotto le dita, lo sentiva tremare. Lo baciò delicatamente sulla guancia, sulle labbra e sulle spalle. Con l’altra mano iniziò a prepararlo, Loki gemette di piacere.

Thor gli posò dei baci delicati sulle guance, sentendo il sapore di sale delle lacrime al contatto.

Loki gli tirò sulla testata al mento, facendolo gemere.

“Muoviti” ordinò.

“Il solito esigente” sussurrò Thor. Lo penetrò con l’indice, Loki si abbandonò contro il suo petto e si lasciò preparare, i suoi gemiti erano quasi inudibili, le sue labbra erano appena schiuse.

“D-dici… che ma-madre… mi…” esalò.

Thor entrò anche con un secondo gemito, sentendo che dalle labbra di Loki sfuggiva un singhiozzo.

“Nostra padre ti voleva molto bene. Ti ha insegnato la magia, in fondo” disse Thor. Posandogli un bacio sulla fronte.

Loki sorrise furbetto e allungò il piede sottile fino al bassoventre di Thor, stuzzicandogli il membro, Thor ansimò rumorosamente, socchiudendo gli occhi. Thor si sedette sul proprio manto nero e fece accomodare Loki tra le sue gambe, con le gambe aperte, con il viso rivolto verso il suo.

Loki si lasciò penetrare, gli afferrò i lunghi capelli biondi e le treccine, premendogli il viso sul petto, Thor si mosse delicatamente dentro di lui, ignorando il fastidio che veniva dai suoi capelli. Continuò a prendere Loki, accarezzandogli la schiena, entrando sempre più a fondo tra i suoi glutei, poggiandogli l’altra mano sui capelli mori, Loki gli ansimava contro il petto. Venne, sporcando il fratello e il manto nero di sperma, Thor scivolò fuori da lui e chiuse le gambe, continuando a cullarlo.

“Ricorderò” promise.

 

 

 

 

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Natalia e Joseph

Seguito di ‘Natalia Alianovna Romanova’.

 

Alla fine del vicolo c’era una rampa di scale che portava a degli appartamenti a tre stanze.

Anthony la scortò fino al primo e bussò.

Ad aprire fu un giovane uomo alto due volte Stark, indossava una divisa verde.

“Un angelo” esalò in un americano con accento italiano vedendo Natasha.

“Di ghiaccio, soldatino” lo derise Stark.

“Posso entrare o dovete farmi molti altri complimenti?” chiese Natasha, che si guardava intorno, celata dietro gli occhiali scuri.

“Prego. Non attendevo visite. Io mi chiamo Joseph” si presentò il soldato, indietreggiò per lasciare entrare gli altri due.

“Come vedi, è una casa abbastanza pulita e impeccabile e non troppo lontana” disse Stark.

Natasha entrò: “Joseph?” domandò. “Io sono Sarah Maria Natasha, per gli amici solo Natasha” si presentò. “Ho aperto una scuola di danza classica nel vostro quartiere a scopo di beneficenza” spiegò. Guardò Joseph che chiudeva la porta dietro di lei. “Sono una ballerina… In che guerra hai combattuto, Joseph?” chiese.

“Prima, ma mi hanno mandato a casa per le mie condizioni di salute. Altrimenti ero ancora sul campo, ero un generale” rispose Joseph, passandosi la mano nel voluminoso ciuffo biondo.

“È uno di quegli uomini che amano ricevere ordini” lo punzecchiò Stark.

Joseph arrossì. “Voglio solo difendere il mio paese. Questa terra ha accolto mio padre con la sua libertà” ribatté.

“Non prenderla sul personale, Joseph” disse Natasha. “Tony è giusto un po’ ruvido, ma non pensa davvero che ti piaccia lo schiocco della frusta”.

Joseph si nascose il viso tra le mani, ancor più rosso.

“Po… po-posso offrirvi qualcosa?” chiese.

“Alloggio per la signorina e un caffè arabico” rispose Tony.

Natalia guardò Joseph servire il caffè: “Rientra pure, Tony. Howard arriverà a breve, suppongo”.

“Arriverà a casa nostra, anzi dovrei andare a vedere se è già tornato. Se volete, io e il piccolo possiamo venire qui a trovarvi” disse Anthony.

“Mi piacerebbe” rispose Natalia. “Intanto penso che io e Joseph faremo un po’ di conoscenza, immagino, sembra davvero un ragazzo per bene”.

“Vado e torno” salutò Tony, muovendo indice e medio di fianco al capo.

Joseph si sedette al tavolo accanto a Natasha, versandosi a sua volta del caffè.

“La ringrazio per i complimenti” disse.

“Hai davvero l’aria del bravo ragazzo” rispose la rossa. “Cosa hai fatto nell’esercito? Quelle sono piastrine della fanteria, giusto?”. Le notò appese alla maniglia della porta d’ingresso.

Joseph si grattò la testa e nascose in parte il viso dietro la tazzina e sorrise.

“Giusto, fanteria. Vedo che sei molto informata” mormorò.

Fu il turno della ballerina di rivolgere al ragazzo un sorriso che aveva charme del tutto vampiresco per sensualità e cortesia distaccata. “E come mai non sei sul campo?” chiese. “Se desideri raccontarmelo” precisò.

Joseph sospirò pesantemente e alzò la gamba, sollevò la stoffa del pantalone e fece vedere una protesi di metallo.

“Conosco Stark perché questa è una sua invenzione” ammise.

Natalia la studiò senza nessuna particolare espressione in viso. “Vorrei che ciò che manca a me possa essere sostituito così facilmente…” mormorò, facendo scorrere un dito sulla protesi fredda e metallica fino all’attacco nella carne del ginocchio.

Joseph fu scosso da una brividi e tossì un po’ di caffé, appoggiando la tazzina vuota sul tavolo.

“Beh, per l’esercito questo significa che sono fuori” mormorò roco.

“Sei un reduce, quindi sei storia” disse Natalia prosaica. “…o un punto in una statistica…” valutò. “…ma per te è stato importante”. Suppose e studiò i graffi sul metallo. “…e difficile”.

Joseph scrollò le spalle.

“Mi dispiace solo non poter più servire la mia patria. Penso di poter ancora dare tanto” ammise. Si mordicchiò il labbro. “Dovete conoscere tante cose, parlate in modo così accurato”.

Tornò con la mano sul ginocchio: “Chiedimelo se vuoi sapere cosa so, tira fuori la domanda che hai sulla punta della lingua” lo esortò. “Ho visto molto del mondo, spesso non il bello”.

“Io so così poco che qualsiasi argomento andrebbe bene. Permettetemi di scoprire di più” la esortò il biondo.

“Allora fammi una domanda precisa” rispose Natalia. “…e più semplice”. Il suo sorriso si fece meno distaccato.

Joseph si ticchettò sulle labbra con una mano e con l’altra si grattò la testa.

“Cosa prediligi danzare?” chiese.

< Niente, a fare domande son proprio sciocco > pensò.

“Danza classica, la danza classica è sempre stata la mia vita e la mia morte” disse Natalia. “La ballo da quando avevo tre anni e mezzo” raccontò. “Cosa che ha rovinato anche i miei piedi, ma uscendo da questo ambito adoro ballare il jazz”.

Joseph appoggiò la protesi per terra e incrociò le braccia al petto muscoloso.

“Danza classica. Qualche opera in particolare?” chiese.

“La Bella Addormentata nel Bosco” raccontò Natalia. “Tu conosci il teatro?” domandò.

Joseph ridacchiò.

“Per niente, ma spesso Stark ne parla come se fossero cose di pubblico dominio.

Cita interi pezzi di opera con la stessa facilità con cui io inserisco il latte nella lista della spesa” ammise.

“Stark suppongo possa permettersi di vedere molte cose e apprezzarne davvero poche” disse Natalia. “E’ un uomo strano” valutò prudente. “Hai un lettore musicale? Qualcosa per ascoltare musica?”

“Intendi un giradischi? Beh, sto risparmiando per comprarmene uno, ma almeno ancora no.

Mi dispiace” mugolò Joseph, incassando il capo tra le spalle possenti.

“Vediamo se…” sussurrò Natalia, si frugò nella borsa e aprì la tasca esterna, rivelando un giradischi portatile. “Non esco mai, mai, senza musica” svelò e si avvicinò al tavolo. “Posso?” domandò.

Joseph aprì la bocca ad o e sgranò gli occhi.

“Sei un’inventrice anche tu?” chiese, accarezzandolo con una mano.

Natalia rise: “Sono una buona ingegnere” disse. “Fra le mie molte qualifiche, in Russia se vuoi emigrare devi essere dotato in molti settori, per me ho scelto questo” spiegò e spostò alcune sedie del salotto contro la parete. Scelse un disco e fece scrocchiare le dita dei piedi, poi il collo. “Questa è l’aria della Fata madrina che scaccia la fata cattiva della vostra storia e in cui rompe il suo incantesimo” spiegò. “Portando il principe a palazzo da Aurora”. Gliela eseguì alla perfezione in salotto.

Joseph appoggiò la testa sulla mano e sorrise, seguendo i movimenti aggraziati della giovane con lo sguardo.

< Sembra lei stessa una fata. I suoi movimenti sono magici e ipnotici > pensò.

“Io so montare e smontare una motocicletta, ma di sicuro non riuscirei mai a creare qualcosa di così futuristico” ammise.

“Ma non sono soltanto una inventrice, Joseph” disse Natalia. “Anche se ammetto che mi manca avere una motocicletta” rise leggera e si inchinò, come se la prova di ballo non le fosse costata sforzo alcuno.

“Siete anche un angelo danzante, anche se il parere di un uomo goffo, che fatica semplicemente a camminare, conta poco” disse Joseph, raddrizzandosi.

“Non sei goffo, ma un galantuomo” disse Natalia sedendosi. “A me piacete come uomo” commentò.

Joseph le sfiorò la mano con la propria.

“M’insegnerete qualche passo?” le chiese con tono gentile.

“Ma certo” rispose Natalia e gli strinse più saldamente la mano. “Di danza classica?” chiese. “Perché nel caso si parte dalla postura e dai piedi”.

“Siete coraggiosa a danzare anche il jazz. E’ la musica degli schiavi e molti non la vedono di buon occhio” ammise Joseph, stringendo a sua volta la mano della ballerina.

Natalia lo guidò nei primi, vivaci passi base tenendo la mano sul fianco per guidarlo meglio, concluse una giravolta finendo contro il suo petto solido. “Ecco, funziona così, riproviamo?” propose. La danza le faceva brillare gli occhi.

Joseph cercava di seguire i passi, ondeggiava e ogni tanto la gamba gli doleva, quando la russa gli aderiva al petto muscoloso, dopo una giravolta, sorrideva con aria dolce.

La guardò negli occhi, avvertendo il proprio battito cardiaco accelerare, le sue gote erano in fiamme e le orecchie bollenti gli fischiavano.

Il sole si era fatto meno intenso oltre la finestra, quando bussarono alla porta.

Natalia restò a calmare il proprio cuore contro il petto del giovane e lo aiutò a sedersi senza riuscire a ignorare i suoi intriganti e limpidi occhi chiari. Reclinò il capo e sorrise, chiuse gli occhi, respirò.

“Sei tu, Stark?” domandò, dirigendosi con una camminata rapida verso la porta.

“Yes e non sono solo. Non ditemi che avete fatto qualcosa che io avrei fatto” disse Tony oltre la porta. Si sentiva un ticchettare ritmico.

“No, niente” disse Natalia. “Niente a cui avresti voluto partecipare, Golden Boy” rispose.

Dopo il processo di Lex

Seguito di ‘Lex, dopo la guerra’.
Lex aveva gli occhi segnati da delle profonde occhiaie, si massaggiò i polsi con le mani.
< Ancora non riesco a credere che mi abbiano dato i domiciliari. Forse potrei festeggiare, se non mi sentissi esausto. Non ho dormito per giorni, passando le notti a pensare a Kent > pensò.
La guardia lo spinse giù per le scalette del pullman, Luthor rischiò di cadere in avanti, ma si rimise in piedi, avanzando, il sole gli bruciava la pelle.
“Finalmente sei fuori, te lo sei meritato” sentì la voce di Clark.
“Kent? Dove sei, Kent?” chiese.
“Sono qui” disse Clark, raggiungendolo, mettendosi ritto al suo fianco. 
Lex avanzò di un paio di passi e crollò seduto sul gradino della strada.
“Clark, sono uscito davvero, secondo te? ” chiese perplesso.
Kent lo aiutò a rialzarsi e se lo appoggiò contro.
“Non riesco a camminare” gemette Lex.
“Appoggiati a me. Ti guido io” lo rassicurò Clark, aiutandolo a stare ritto.
Lex si schermò gli occhi dal sole con una mano.
“Sono curioso di vedere dove vivi, Clark” disse.
Clark lo condusse con sé, con movimenti lenti, le labbra piegate in un sorriso. Lo condusse alla sua macchina.
“E’ solo un appartamentino” rispose.
< Dovremmo parcheggiare parecchio lontano e non so se riuscirà a stare in piedi, al massimo lungo quella parte di percorso lo porto in braccio > rifletté.
***
Lex gli sorrise, balzando giù dalle sue braccia, e si intrufolò nell’appartamento.
< C’è un disordine leggero, sistematicamente diffuso come una fragranza. Non è caos… come quello nella mia testa… > pensò. Si sfilò le scarpe e camminò a i piedi nudi, le articolazioni gli scricchiolarono e saltò, atterrando sul divano.
“È così bello da fare quasi paura”. Diede un bacio a Clark.
Kent si guardò intorno e sospirò.
“Lois deve essere passata a prendere le sue cose. Sistemo io, non preoccuparti” lo rassicurò.
“Non mi disturba affatto” disse Lex. “M’incuriosisce questa opportunità di intrufolarmi nella tua vita come uno scoiattolo nel tronco di un albero”.
Clark si batté una mano sul petto.
“Allora aspetta di provare le mie ghiande” scherzò.
Lex rise.
“Sono quasi sicuro che ne varrà la pena, ma non ho code pelose” avvisò. “Penso di aver bisogno di una doccia perché sono almeno quattro mesi che non mi lavo”. Ammise, annusandosi i vestiti e ridendo da solo. “Non riuscivo a puzzare così tanto neanche per dispetto da piccolo quando mi nascondevo dalla cameriera”.
Kent si grattò la testa e indicò in fondo al corridoio.
“Lì a sinistra” rispose.
“Perfetto”disse Lex, ed entrò in bagno, poi, sovrappensiero si sporse dalla porta. “Ah, Clark…!”. Aggiunse. “Siccome non sembra te lo dicano spesso… grazie”. Chiudendosi in bagno.

Lo sposalizio delle fate

Questa storia partecipa alla diciannovesima challenge del Circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall.Il tema estratto per questo mese è stato “Nozze” .

 

 

Lo sposalizio delle fate

 

Il falco pellegrino sorvolò il gigantesco castello di pietra, dalla forma ottagonale, in cui ogni torre riportava in piccolo la stessa figura dell’insieme.

La luce del sole illuminava il becco aguzzo del rapace e la punta delle sue ali, le cui piume vibravano. Scese in picchiata, evitò le fronde della foresta e raggiunse una delle finestre del palazzo, adagiandosi sul davanzale di marmo della finestra. Nelle sue iridi color miele, dalle pupille tondeggianti, si riflessero le figure che gremivano la stanza.

Nell’angolo c’era una ninfa, completamente vestita di rose di vario colore e di tralci d’edera, intenta a suonare un’arpa, i suoi lunghi capelli cotonati ondeggiavano alle sue spalle, il viso era coperto da una maschera finemente ricamata di fili d’argento.

Ogni ospite indossava degli abiti decorati da: oro, gemme preziose, tessuti e sete pregiati, con i visi coperti da ampi cappelli, maschere impreziosite da piume e dettagli, o veli leggeri.

Il druido stava ritto su un palco di legno di ciliegio, su cui risaltavano gli stemmi reali: che raffiguravano una corona ottagonale.

Alcune ospiti muovevano ampi ventagli di piume di struzzo o di pavone davanti a visi sottili, alcuni uomini indossavano vestiti formati solo da foglie autunnali, con colori che andavano dal rosso al marrone scuro, passando per ogni tonalità d’arancio.

La grande porta di legno, decorata da conchiglie di madreperla, si spalancò facendo entrare il futuro sposo.

Il principe avanzò, il rumore metallico della sua pesante armatura era coperto dal brusio di voci, una barba castana gli copriva metà del viso, del medesimo colore dei suoi ordinati capelli. Arrossì, guardando di sottecchi la sua futura sposa, approssimandosi a lei.

La fata sorrise, le sue iridi color miele divennero liquide, i morbidi capelli castani le ricadevano ai lati del viso, le sue minute ali da farfalla erano rosee e le fremevano sulle spalle sottili, lasciate scoperte dal lungo vestito candido.

< Quando mi sono innamorato di te, pensavo fossi un’illusione, figlia degli effetti di luce fra le fronde. Quando mi sono innamorato di te, pensavo che i miei sforzi di tenerti al mio fianco fossero vani come quelli di trattenere l’acqua tra le dita > pensò il principe.

Il druido indicò ad entrambi gli sposi una coppa d’oro su cui era incisi i simboli di entrambe le loro famiglie, era colma di succo nettarino ambrato.

Il falco stridette, il suo verso coprì le voci degli ospiti e la melodia sottostante.

Il principe prese la coppa e bevve metà del contenuto, la porse alla fata che la prese dalle dita di lui, le sue dita affusolate sfiorarono quelle callose di lui.

< Quando mi sono innamorata di te, pensavo che mi sarei persa nell’oscurità prima di riuscire a trovarti.

Quando mi sono innamorata di te, danzavo sperduta alla ricerca delle tue forti braccia > pensò la giovane.

Il vento che entrava dalle finestre sferzava i capitelli, faceva ondeggiare i grandi arazzi, gonfiava le vesti degl’invitati e alcune piume volarono via, ondeggiando nella stanza, posandosi sui grandi mosaici che decoravano gl’immensi pavimenti.

< Oggi si sposa ‘Stupor Mundi’, il principe più amato nel mondo degli uomini e non solo, colui che è in grado di parlare in ogni lingua. Non ho mai visto il mio futuro re più lieto di oggi. Ha imparato a tessere lodi e poesie in tutti gl’infiniti linguaggi in grado di comprendere solo per lei ed ora finalmente corona il suo sogno di rimanerle a fianco > rifletté il capitano delle guardie, posando la mano sull’elsa della spada.

Il druido prese la mano di lui e l’adagiò su quella di lei, abbassò lo sguardo e le rughe sul suo viso s’ispessirono, mentre sorrideva.

“Ora che il nettare degli dei scorre in voi, è tempo che vi scambiate le promesse” recitò con voce tonale.

“Ti giuro di rimanerti accanto per tutta la durata della mia vita mortale e di prendermi cura di te anche dopo di essa. Il mio spirito non ti lascerà mai” promise il principe. Strinse la mano della futura sposa, le sue gote erano vermiglie e bollenti.

Le labbra della fata tremarono.

“Giuro di rimanere al tuo fianco per tutta la durata della tua vita mortale e di prendermi cura del tuo spirito dopo di essa, per tutta l’eternità che aspetta la mia esistenza immortale” promise la principessa delle fate.

Una serie di fatine spiccarono il volo, dimenando le alette, canticchiando delle canzoni che sembravano un ronzio, una di esse si sedette su una colomba che, immobile, decorava il cappello di una strega bianca.

“Io vi dichiaro sposi eterni. Che lo sposalizio delle fate abbia termine e la vostra vita futura abbia inizio” sancì il druido.

Gli ospiti diedero vita a degli applausi scroscianti.

Il principe si piegò in avanti, la fata si sporse verso di lui chiudendo gli occhi e si baciarono, unendo le loro labbra.

Una farfalla dalle ali bianche atterrò accanto al falco ed entrambi gli animali vennero illuminati da un raggio di sole che si tinse dei colori dell’arcobaleno.

Vittima dei tentacoli

Ringrazio anche solo chi legge.

Scritto per l’11° p0rnfest:

2018-01-02         ORIGINALE         F/M      https://en.wikipedia.org/wiki/File:Tako_to_ama_retouched.jpg

Vittima dei tentacoli

 

Yukino cercò inutilmente di aprire la porta, strinse con entrambe le mani la maniglia e tentò più volte di abbassarla, ma questa rimase immobile. La ragazza ansimò, cercando di forzarla saltando, i suoi piedi nudi colpivano il pavimento di metallo.

“Fatemi uscire!” gridò.

“Mia piccola ballerina di neve, non puoi sfuggirmi” udì una voce maschile alle sue spalle.

Yukino si voltò di scatto, facendo ondeggiare i lunghi capelli mori e vide un giovane uomo davanti a lei, gli occhi a mandarla di lui brillavano di blu.

“Tu chi sei? Dove sono?” chiese la giovane, udiva dei bassi scoppiettii in sottofondo.

L’uomo sciolse la cintura che teneva fermo il suo kimono blu mare e lo lasciò cadere a terra, lasciando scoperto il corpo statuario.

Yukino aderì contro la porta, tremando piano.

“Professore, è lei?” domandò.

Dal pavimento si alzarono delle rocce appuntite, il masso la imprigionò, Yukino strillò rimanendo bloccata stesa, cercando inutilmente di rialzarsi. Il trucco candido che le copriva il viso era colato, lasciando vedere la pelle nivea.

“Liberami!” gridò la giovane, i capelli le ricadevano sul viso, le sue iridi more divennero liquide e le pupille si dilatarono. La risata roca dell’uomo proruppe dalle labbra di lui, sempre più allungate e spalancate, incrementando la sua rumorosità, risuonando fino a creare un eco.

Yukino strillò fino a raschiarsi la gola, vedendo che la pelle dell’uomo diventava sempre più molle e aranciata, ricoprendosi di puntini neri; Yukino non riusciva a muoversi, le rocce le tenevano le braccia sottili bloccate ai lati del corpo, le gambe aperte e leggermente piegate.

“Professore Hiroshi, la prego, mi lasci andare” gemette Yukino, mentre una lacrima le rigava il viso, colando sulla sua gota vermiglia. Sotto il suo sguardo terrorizzato, l’uomo si trasformò in un titanico totano.

I tentacoli di lui davano vita a degli scoppiettii con le ventose, scattarono e le strapparono i vestiti di dosso, Yukino strillò, mentre lembo dopo lembo la sua pelle pallida veniva denudata. I tentacoli umidi le scivolarono sui peli del pube, la punta di uno di esse le strinse uno dei capezzoli.

Yukino gemette, fremendo, mentre il suo capezzolo si arrossava, ansimò, mentre le sue labbra divenivano vermiglie, altri tentacoli le avvolsero le gambe e cercò inutilmente di afferrarle uno con le dita affusolate, tentando di liberarsi senza riuscire.

Yukino ansimò, sentendo le protuberanze umide avvolgerla completamente, le rocce permettevano loro di stringerla, senza però liberare la giovane, un tentacolo le accarezzò i glutei, un altro le penetrò tra le labbra, la giovane gemette.

Il totano la penetrò con il becco, premendo dentro di lei, la giovane tentò inutilmente di gridare di dolore, ma uno dei tentacoli le teneva ferma la lingua, un altro continuava a palpeggiarle il seno, mentre le ventose le aderivano al corpo provocandole scariche di piacere indesiderate.

I tentacoli aiutavano la giovane ad alzare e abbassare il bacino, permettendo al becco di scattare dentro di lei, premendo nei punti più sensibili.

Il corpo di Yukino era teso, stuzzicato, stretto e accarezzato dai tentacoli, il becco entrò il più a fondo possibile, il corpo della giovane si arcuò per quanto glielo rendeva possibile la montagna artificiale. Yukino ingoiò e si ritrovò a succhiare il tentacolo della sua bocca in modo involontario, raggiunse l’orgasmo.

Il totano spruzzò un liquido nero che ricoprì la giovane, che perse i sensi, ritirò i tentacoli e strisciò indietro, tornò umano, ansimando.

Hiroshi vide la ragazza priva di sensi e si leccò le labbra.

“Non ti lascerò mai andare, mia piccola dama delle nevi” sussurrò.

 

Il veleno del serpente

Ringrazio anche solo chi legge.

Scritta sentendo: https://www.youtube.com/watch?v=7R92t41prTM.

Scritta con il prompt dell’11° p0rnfest:

MARVEL MOVIES – THOR (SERIE) Loki/Thor fuck or die

 

Il veleno del serpente

 

La luce delle innumerevoli candele illuminava il grande salone d’oro, creava riflessi sulle ampie colonne.

Thor raggiunse Loki e gli avvolse le spalle sottili con un braccio, cercando di attirarlo a sé e gli posò un bacio vigoroso sul collo, arrossandogli la pelle con la barba.

Loki sbuffò e cercò di divincolarsi, l’alito di Thor puzzava di birra, ma il maggiore lo immobilizzò.

“Dai, ho voglia” gli disse lascivo all’orecchio.

“Io no” borbottò Loki, cercando di raggiungerlo con una gomitata.

“Sei stato tu a sedurmi per tutta la sera” disse Thor, accompagnando le sue parole a dei versi simili a ringhi gutturali.

“Ora ho cambiato idea, stupido pentapalmo” disse Loki. Lo accecò con un bagliore verde e scomparve, Thor si passò le mani sugli occhi mugolando.

“Quando vuole… sa essere un tale sciocco” borbottò. Batté un paio di volte le palpebre e riacquisto la vista, si mosse con dei movimenti secchi, aggirandosi tutt’intorno.

“Dove diamin…”. Iniziò a dire, notò un serpentello che strisciava sul pavimento e sorrise. Si piegò in avanti e lo prese tra le mani, era umido e dalle scaglie nere. “E tu da dove sei uscito, bellissimo?” chiese. La sua figura si rifletté nelle iridi color smeraldo del rettile, che fece scattare la lingua.

Il serpente scattò, gonfiandosi e gli affondò i denti ricurvi nel fianco, passando attraverso la cotta di maglia e lacerandogli la pelle.

< Il tuo amore per i serpenti ti ucciderà > pensò Loki, ritrasformandosi in umano, saltando all’indietro, mentre l’urlo di Thor risuonava per tutto l’ambiente.

Ridacchiò, allontanandosi di qualche passo.

“Fratello, la follia deve sempre guidare le tue azioni?!” sbraitò Thor, cadendo steso sul pavimento con un tonfo. Si premette il fianco da cui sgorgava il sangue e vide annebbiato, ansimò e piegò di lato il capo, il sudore sgorgava copioso rigandogli la pelle e i capelli gli erano aderiti al viso. Ansimò, le sue labbra si erano arrossate e spaccate, i passi di Loki gli rimbombarono nelle orecchie.

Il fratello lo raggiunse e si mise in ginocchio davanti a lui.

“Quando ti ho morso, ti ho avvelenato” spiegò, slacciandogli la cintura di pelle a cui era assicurato il martello.

“S-sei sempre una ‘serpe velenosa’” biascicò. Boccheggiò, la testa gli girava, avvertì una fitta al bassoventre e aprì le gambe.

“È un veleno molto particolare…” disse Loki, iniziando a spogliarlo, Thor ansimò, rabbrividendo sotto i suoi tocchi.

Loki lo baciò e Thor ricambiò con foga, le loro lingue s’intrecciarono, continuarono a baciarsi, mentre il dio del fulmine mugolava e la loro saliva si mischiava. Loki gli tirò una treccina bionda e si staccò da lui, facendogli riprendere rumorosamente fiato. Posò entrambe le mani sulle sue spalle e fece sparire completamente i vestiti di entrambi con la magia, scintille verdi sprizzarono tutt’intorno.

“… O ti fai fottere o muori” spiegò Loki.

“Cos…” gemette Thor.

Loki gli accarezzò l’interno delle cosce e Thor scatto, lo abbracciò con foga, facendolo aderire contro il suo corpo muscoloso e si strisciò contro di lui.

< Il mio corpo ne ha così tanta voglia. Sento un caldo come non ne ho mai provati e persino il corpo gelido di mio fratello, mi sembra un fuoco invitante > pensò, gettando indietro la testa.

Loki lo avvolse tra le braccia sottili e socchiuse le gambe longilinee, flettendo i muscoli.

< Non mi era mai capitato di sentirmi protetto da lui, ma non vorrei che mi lasciasse mai. Rimarrei qui in eterno > pensò, dimenando i glutei sodi.

“Vuoi morire e proteggere il tuo orgoglio, generale?” gli chiese Loki all’orecchio.

Thor si strusciò con vigore contro di lui, gli strinse i fianchi con le gambe fino a fargli scricchiolare i muscoli e, con i glutei tremanti, si lasciò penetrare con un colpo solo.

Loki sgranò gli occhi, mentre Thor dava delle spinte di bacino facendosi penetrare sempre più a fondo. Dalle sue labbra sfuggivano solo versi indistinti simili a grugniti, un rivolo di saliva gli sfuggì colando fino al mento.

< Mi aspettavo più resistenza > pensò Loki. Fece apparire una pallina rossa sangue e la mise in bocca a Thor, questo iniziò immediatamente a succhiarla.

Loki faceva scattare le lunghe gambe, muovendo il bacino, penetrando Thor sempre più a fondo, sentiva il fiato mancare, schiacciato dalla stretta spasmodica del maggiore. Continuò a prenderlo, i loro corpi cozzavano contro il pavimento d’oro, Thor proseguiva imperterrito a succhiare la pallina e il rumore a cui dava vita si mischiava ai gemiti di Loki.

Loki ansimò, le ossa della spina dorsale s’intravedevano attraverso la pelle diafana della sua pelle, le pupille nere erano abbastanza dilatate da prendere metà delle sue iridi.

< È instancabile > pensò, venendo dentro di lui con uno strillò. Scivolò fuori di lui e con la magia riuscì a sfuggire la sua presa, Thor si strusciò sul pavimento, tenendo le gambe ancora aperte, il membro in bella vista.

< L’effetto del veleno dovrebbe essere finito a quest’ora > pensò Loki, vedendo che il sangue era divenuto una crosta sulla ferita del dio del tuono.

Thor si mise carponi, strusciando la guancia sul pavimento, continuando a succhiare la pallina, con i glutei sollevati.

“Ora ti sistemo io” sibilò Loki. Fece apparire un pugnale, con il manico a forma di serpente e lo penetrò di colpo, Thor iniziò a muoversi su e giù, facendolo entrare ripetutamente dentro di sé, il suo corpo tremante ed eccitato.

Loki ingrandì man mano il pugnale, Thor spalancò la bocca, lasciando cadere la pallina per terra, che rotolò sporcando il pavimento di saliva, ed iniziò a urlare di piacere. Loki gli accarezzava la schiena, sentendolo strusciarsi sotto le sue dita e si sentì nuovamente eccitato.

< … Sotto sotto, vorrei che fosse sempre così. Non una brutta copia di nostro padre che mi urla addosso, non un essere odioso e manesco, è dannatamente eccitante … > pensò. Lo morse a sangue, ripetutamente, Thor gemeva deliziato, lasciandosi prendere dal pugnale ormai grande un pugno.

Appoggiò la fronte sul pavimento e strusciò la testa, il pugnale era rimasto bloccato tra le sue gambe e venne, con un lungo ruggito di piacere.

Loki fece sparire il pugnale, mentre Thor ricadeva addormentato su un fianco.

Loki schioccò le dita, facendo sparire lo sperma che aveva ricoperto il pavimento d’oro e facendo riapparire ad entrambi i vestiti.

“Questo resterà il nostro segreto, fratello. Te lo giuro” disse, tramutandosi nuovamente in serpente e strisciando via.

Oltre il crogiolo di corpi

Ringrazio anche solo chi legge.

Scritta sentendo: https://www.youtube.com/watch?v=K4oOt1Uhmk4.

Partecipante all’11° p0rnfest col prompt: MARVEL MOVIES – THOR (SERIE) Loki/Thor Anche in mezzo a un’orgia, finiscono sempre a badare solo l’uno all’altro

 

Oltre il crogiolo di corpi

 

Valkiria attivò le scariche elettriche attraverso il bottone sul collo di Thor, quest’ultimo gemette cercando di sradicarselo dalla carne con entrambe le mani, il suo corpo fu scosso da tremiti sempre più forti, si accasciò per terra incosciente.

Valkiria se lo caricò sulle spalle e gli diede una pacca sul sedere.

“Sei stato scelto per una ‘promozione’ di carriera, bel pupone” disse.

Si diresse verso la navicella delle orge, da cui proveniva il rumore fragoroso di una rumorosa musica tecno. Dai vari oblò uscivano luci di vario colore e s’intravedevano gli ologrammi del Gran Maestro.

Valkiria entrò nella navicella, percorrendo una rampa dipinta da varie vernici dai colori chiassosi. Lanciò Thor, facendolo cadere pesantemente sul pavimento, in cui si rotolavano innumerevoli alieni intenti a fare l’amore. Ridacchiò guardando tre donne avvinghiate tra loro, che si procuravano piacere con le loro lunghe dita.

Loki riconobbe il fratello.

< Diamine! ‘Lui’ non dovrebbe essere qui > pensò.

Si lasciò accarezzò da una donna, rabbrividendo, mosse le gambe fingendo di assecondare le carezze di un uomo dalla pelle di pietra e scivolò più in alto, rotolò passando sotto un gigante dalla pelle blu, si strusciò contro due gemelle dalla pelle violetta. Baciò con foga un giovane dai capelli mori e sfiorò il tentacolo sul capo di una giovane, si mise a pancia in giù e con i glutei sporti scivolò più avanti, facendo leva con i gomiti e raggiunse Thor. Strinse il suo braccio e vi aderì contro, strusciando i piedi contro il suo fianco.

< Se non mi occupo io di lui, ne abuseranno e lui non è tipo da sopravvivere a un’esperienza simile > pensò.

Vide che un uomo dai muscoli d’acciaio si era messo a cavalcioni su Thor, accarezzandogli il corpo muscoloso. Loki si mise a gattoni sul petto del fratello e baciò l’omone, quest’ultimo lo strinse a sé e lo baciò, lo leccò e lo morse, gli strofinò il naso sul collo. Loki si strusciò contro di lui, lo baciò abbastanza da mozzargli il fiato, lo spinse via e lo fece crollare per terra.

Loki si strusciò contro una donna che si stava avvicinando, mentre giocherellava con le gambe di Thor.

Il dio del tuono mugolò, socchiudendo gli occhi, rimase semi-incosciente, tremava, Loki lo baciò con foga, premendo le labbra su quelle di lui fino ad arrossargliele e gli mozzò il respiro. Gli aprì le gambe, scalciò evitando che una giovane vi s’infilasse.

“Loki…” farfugliò Thor nell’incoscienza, la sua voce fu completamente coperta dalla musica che rimbombava per tutta la navicella delle orge.

< Tu vorresti occuparti di te, anche in un’orgia, alla fine vogliamo solo occuparci l’uno dell’altro > pensò. Iniziò ad accarezzargli il membro con una mano, sentendolo gemere, con l’altra sfiorò il terzo seno di una giovane e prese le dita aguzze di un altro, utilizzandole per prepararsi, cercando di muoversi e gemere a tempo.

< Devo dare il più possibile spettacolo da parte di entrambi, così il Gran Maestro si ritroverà soddisfatto e non ci dividerà > pensò. Lasciò andare la mano delle dita aguzze dell’alieno, che rassomigliava a un insetto nero e sfiorò con la lingua quella di una donna serpente. Baciò l’addome di Thor, giocherellando con il buco del suo ombelico con la lingua e lo aiutò a penetrarlo, strillò di piacere ripetutamente.

Thor gemette, si sentiva confuso, ma il suo corpo assecondo la sensazione di calore al bassoventre, muovendo il bacino su e giù, dalle sue dita si partirono delle piccole scariche elettriche che Loki trasformò in scintille azzurrine con la sua magia. Acquattato si mosse avanti e indietro, lasciandosi penetrare completamente da Thor, che gemeva, frastornato dal terribile rumore tutt’intorno. Grida, gemiti, tonfi e scoppi risa si amalgamavano alla musica martellante.

Loki continuò a farsi prendere fino a far venire Thor, lo sperma candido del dio del tuono si mischiò a quello che già lo macchiava, rosso e viola. Loki lasciava che altre mani di uomini e donne lo accarezzassero, ma se qualcuna sfiorava Thor, l’afferrava e se la portava alla bocca succhiandone qualche dito o se la passava sul corpo sottile.

Thor sentì il fratello gridare, mentre Loki veniva a sua volta e cercò di risvegliarsi completamente.

< So che vuoi difendermi, ma adesso ti faresti ammazzare > pensò Loki, lo fece uscire fuori da sé e lo baciò con abbastanza foga da farlo svenire nuovamente.

< La tua parte l’hai fatta per quest’orgia, ora dovrò solo tutelarti fino allo scadere del tempo > pensò, scivolò su e giù su di lui, miagolando e strusciandosi, giocherellando di tanto in tanto con il suo membro. Le sue iridi verde smeraldo brillavano intensamente.