Crepuscolo d’anima

Partecipa al: XXXII Challenge Raynor’s Hall

TEMA: Errore

Scritta sentendo: https://www.youtube.com/watch?v=1LBx2YjDtYg&fbclid=IwAR3slOofV1WFXq_RdXBhBBCGJ44rhaCRHa-2hoVtpvN2BLlEzmLTiV-Iymg; Broken Crown by Mumford and Sons (Lyrics).

 

Crepuscolo d’anima

 

L’ambiente era illuminato dalla delicata luce rosa dell’alba, che filtrava nell’appartamento, dando un’aria melanconica al luogo. Parecchi mobili erano coperti di polvere, parecchie lampadine erano fulminate e sulle finestre c’erano delle impronte lasciate da delle mani.

“Finito qui, tornerai da tuo marito, Dafne?” domandò una donna dai lunghi boccoli, accarezzando il fianco della giovane stesa nel letto accanto a lei.

Dafne la baciò con foga, zittendola e le tenne la lingua bloccata con la sua, approfondendo il contatto fino a mozzarle il fiato. Aderì col suo corpo morbido, dalle curve sinuose a quello della più grande. Si staccò, ascoltandola riprendere fiato e sorrise.

“Sì, White, finché quell’idiota penserà che io e te abbiamo una relazione puramente platonica” sussurrò.

White sentì gli occhi pizzicarle, le posò la testa tra i seni, trattenendo le lacrime.

< Non sarò mai la tua prima scelta > pensò. Allungò la mano e accarezzò il volto liscio dell’amante. “Lui è uno di quei tanti idioti che pensano che le omosessuali abbiano solo bisogno di un vero maschio per cambiare idea” sibilò.

“Sì, ma i suoi soldi mi fanno comodo” sussurrò Dafne. Le sue labbra erano piene e rosse.

< … Ed io sarò nascosta qui, in casa, al sicuro, a ignorare i dubbi che s’insinuano in me. Ti aspetterò, come se fosse giusto essere sottoposta a del vile denaro freddo, senza sentimenti o vita > pensò White. Guardò Dafne sporgersi e frugare nel cassetto, il seno coperto solo dai morbidi capelli.

“Io non so proprio come fai a sopportarlo. Non riuscirei a sopportare qualcuno così gretto per più di cinque minuti” sibilò. < Come fai a sopportare che ti tocchi? In te vede soltanto un pezzo di carne. Pensa che le donne siano una tentazione necessaria e così giustifica tutte le sue schifose perversioni > pensò.

Dafne si accese una sigaretta, stendendosi su un cuscino. “Sì, è un uomo senza qualità. Se omettiamo le sue fabbriche di armi”.

White le strinse la mano nella propria, baciandole le punte delle dita.

“Quei soldi sono sporchi di sangue” bisbigliò con voce inudibile.

Dafne socchiuse un occhio, mugolando: “Mnh?”.

“Niente. Dicevo che persino il suo campo lavorativo non è di mio gradimento” borbottò White.

Dafne fece ondeggiare la sigaretta tra le labbra e, con l’altra mano, le accarezzò il ventre. Scendendo fino alle sue gambe, dove risaltavano delle smagliature.

“Se non fosse per l’accordo pre-matrimoniale che mi rovinerebbe in caso di divorzio, lo avrei già lasciato. Lo sai. Però è vecchio, vedrai che morirà ben prima di noi due. Abbi pazienza” sussurrò con voce arrochita. Da lei proveniva un forte odore di nicotina.

< Quando fuma non respiro, ma è meglio soffocare anche il mio respiro, come le mie scelte. Così da ricordarmi che sto respirando una menzogna > pensò White, tossendo. < Ogni volta che concedi il tuo corpo a lui, anche tu respiri una bugia. Fingi che ti faccia impazzire, che desideri solo la sua virilità >. Rabbrividì, serrando gli occhi con forza.

“Ora smettiamo di parlare di lui. Lo so che è il mio più grande peccato” borbottò Dafne.

White le nascose il viso nell’incavo del collo, i loro corpi continuavano a muoversi sul letto, agitandosi e aggrovigliandosi.

“Di cosa vuoi parlare?” domandò.

“Non ci potremo vedere per un paio di giorni. Lui sarà a casa sempre. Però ho la scusa per venire al tuo negozio, l’ho convinto che quello specchio antico che vedi ci serve assolutamente per il nostro salotto” disse Dafne. Sentì l’altra tossire piano e socchiuse gli occhi.

Scivolò sul letto, fino al bordo, si alzò e raggiunse la finestra, spalancandola. Entrambe tremarono per il freddo improvviso, che veniva con l’aria esterna, che infieriva sui loro corpi nudi.

< Sei la debolezza di questo cuore fallato. Come pensi che potrei fingere davanti a tutti di non amarti? > pensò White.

“Verrete insieme in negozio?” domandò e la voce le tremò.

Dafne ridacchiò. “Lui non metterebbe mai piede in un negozio di antiquariato, tranquilla”.

White allungò la mano e Dafne la raggiunse, prendendola nella propria.

< Sono qui, pronta a strisciare nei tuoi piedi. T’imploro, non dimenticarmi almeno, non relegarmi all’oscurità > pensò White.

Dafne si sedette sul letto, dicendo: “Ringrazia. Imprecherebbe per tutto il tempo e farebbe scappare quei noiosi perbenisti dei tuoi clienti”.

< Ti senti una regina superiore con quei soldi, vero? Non ti rendi conto che se così fosse la tua sarebbe una raccapricciante regalità dalla corona rotta? > pensò White. Trasse Dafne a sé e l’abbracciò con foga.

“Però a parte le visite in negozio, non potrò venire a casa tua per almeno un mesetto. Anche perché probabilmente partiremo per un viaggio” spiegò Dafne. Le posò un bacio sulla fronte, stringendole i fianchi con tanta forza da lasciarle il segno arrossato delle dita. “Finalmente quell’idiota si è deciso di farmi la grazia. Pensavo volesse impedirmi anche di andarmene a zonzo per il mondo”.

< Parlare di grazia, nel crepuscolo della mia anima che segue a questa notizia, è a dir poco ironico.

Un crepuscolo che mi sono scelta decidendo di cedere al mio amore > pensò White.

“Suppongo che non potrò neanche scriverti” sussurrò.

Dafne si sporse e spense la sigaretta in un posacenere di plastica bianca posato sul comodino.

“Certo che no. Mio marito sono convinta mi tenga sotto controllo. Teme che io lo tradisca con qualche altro uomo, povero imbecille”.

< Tutta questa relazione è il più grande errore della mia vita, ma continuerò a commetterlo > si disse White.

 

 

 

 

 

Corallo

Partecipa al: XXX Challenge Raynor’s Hall.
TEMA: CORALLO.

Scritta in onore di Ondine, come omaggio.

 

Corallo

 

Il mare, una volta lanciato il suo incantesimo, ti tiene per sempre nella sua rete di meraviglia. (Jacques Cousteau).

 

Una conchiglia dorata svettava sulle rocce che si alzavano dal fondale sabbioso, intricati coralli rossi e neri si protendevano in innumerevoli rami nodosi, pesciolini gialli nuotavano tutt’intorno.

Un pesce pagliaccio sporse il capo da un anemone di una roccia lì vicino.

Innumerevoli delfini vi nuotavano intorno giocosi, muovendo le loro grandi code, arrivando fino alla superficie. Il mare blu scuro diventava sempre più cristallino man mano che si risaliva, fino ad essere azzurrino e trasparente, lì dove la luce del sole si rifletteva come un immenso anemone candido, dai bordi dorati e frastagliati.

In lontananza si udivano i canti delle balene, che facevano tremare le massicce montagne sottomarine.

Banchi di pesci argentati si muovevano qua e là, sfiorando alghe di tutti i colori che si protendevano dalle collinette di roccia. Quando filtrava la luce lunare, cambiavano, diventando una tempesta pulsante di colori fluo.

Sogliole scivolavano lungo il fondale, nascoste dalla sabbia che in parte sollevavano, creando piccoli banchi fumosi.

Luce blu elettrico inondava le caverne alle spalle dei coralli, dandogli dei riflessi azzurrini. Le pareti delle caverne, nere e scure, erano bucherellate, porose e le entrare erano disseminate di rocce franate.

Da esse ogni tanto uscivano veleggiando degli squali dal muso squadrato e dagli occhi spenti. Passavano sopra dei pesciolini che danzavano, nascosti dalle loro pinne semi-trasparenti, che ondeggiavano come veli intorno a loro.

Una sirena dai lunghi capelli biondi era stesa su una roccia, a faccia in giù, la sua pelle pallida era sfiorata dagli anemoni.

Osservava i cadaveri stesi ai piedi del corallo, tute e pelli squarciate dai rami di quest’ultimo, le ferite sanguinolente e infettate, ricoperte di pus che si diffondeva tutt’intorno, mischiandosi all’acqua salata.

Gli squali banchettavano con le loro carni, respirando il sangue, le narici dilatate e gli occhi liquidi.

Ondine piegò di lato il capo, muovendo lentamente la coda da pesce, i capelli creavano una morbida aureola intorno al suo viso liscio.

“I miei ‘tesori’ non li avrete mai. Guardateli, ammirateli, ma non osate mai tentare di distruggerli sotto i miei occhi.

Il vostro sfruttamento, umani, è finito” disse gelida.

Carillon

Partecipa alla XXVII CHALLENGE di Raynor’s Hall.

Carillon

 

Gemma attivò il carillon appoggiandoselo sulle gambe, accarezzandone la superfice in legno ciliegio graffiata in più punti.

Inizialmente insieme alla melodia c’era anche un rumore metallico.

 

Guerrieri a cavallo di vespe, armati di lance, volavano sopra la sua testa, le ali delle loro creature ronzando davano vita a un frastuono che costrinsero Gemma a tapparsi le orecchie con entrambe le mani. Serrò gli occhi e, nascosta dietro il tronco di un albero, attese che fossero passati, scivolò fuori dal suo nascondiglio con passo felpato.

Regolò il respiro, scuotendo la testa e si guardò intorno, leccandosi le labbra, socchiuse gli occhi assumendo un’espressione incerta.

 

Gemma sospirò pesantemente, concentrandosi sul suono della melodia.

< Da quando è iniziato il mio viaggio, questa musica è l’unica cosa che mi rilassa.

Ho perso il conto di tutte le maschere che ho indossato. Non sono neanche più sicura di sapere chi sono.

I nani avevano ragione a odiare il mondo degli uomini. Non vogliono incontrare quello che realmente sei, ma quello che desiderano loro. Sono così facili da ingannare, a tal punto che ho finito per smarrirmi io stessa.

La maschera che indosso ogni giorno non è mai uguale alle precedenti. Mi assicuro di adattarmi al personaggio giusto.

Di che umore devo essere? Triste, profondo, frizzante o allegro?

Devo essere sardonica o innocente? Sorridere o diventare invisibile? >.

La melodia era composta da note dolci, che si susseguivano ora più rapidamente, ora più velocemente.

< Spingo la mia identità nel profondo della mia mente, lascio che la mia anima si sgretoli.

Sotto una maschera ne ho sempre un’altra; orgoglio, disperazione, sofferenza sono solo strumenti… come i miei poteri > pensò, facendo fremere le ampie ali sulla sua schiena.

 

Gemma s’inginocchiò nel cerchio creato tra le candele, si mise in ginocchio, la sua figura brillava di riflessi aranciati a causa delle fioche fiamme che illuminavano la stanza.

Alzò il pezzo di legno sopra la sua testa, recitando la formula a bassa voce, un forte odore di resina le punse le narici, le ali le fremettero sulle spalle.

Un drago di pura luce azzurra ruggì, scivolando fuori dalla spada, la sua figura sinuosa si attorcigliò su se stessa, mentre sul suo muso ondeggiavano dei lunghi baffi.

La creatura l’accecò con la sua brillantezza, le dita di Gemma tremavano, mentre la magia l’avvolgeva, stordendola.

 

La melodia del carillon si fece più stonata, prolungata, mentre l’oggetto si fermava.

Gemma lo ricaricò, facendo ripartire la musica dall’inizio.

 

Gemma si sistemò delle piume di pavone tra i capelli e si raddrizzò la maschera di raso che indossava, avanzò lungo il corridoio, osservando di sfuggita i dipinti raffiguranti naufragi, tempeste e scogliere. Si accarezzò la morbida gonna che indossava, le ballerine le stringevano i piedi, li sentiva pulsare dolorosamente e le dita le formicolavano fastidiosamente.

Si arrestò, trovandosi davanti la statua di una donna in pietra, sul capo posata una tiara in ferro.

Gemma la guardò con attenzione, scorse le sue forme ben delineate, dalla roccia avevano ricavato i drappeggi di morbide vesti. La sfiorò, rabbrividendo, sentendola gelida al tocco.

Intravide al centro della tiara un rubino grande l’unghia di un pollice e si guardò intorno.

Una sfinge dal corpo di tigre, anziché di leone, sonnecchiava appoggiata alla parete, un’ascia in mano.

Gemma sussurrò alcune parole, alcuni dardi di energia azzurrina partirono dalle sue dita e andarono a colpire la guerriera, all’altezza della testa di donna. Quest’ultima, con un profondo sbadiglio, si appisolò.

Gemma scalò agilmente la statua e, estraendo un pugnale dalla cintola, fece leva nell’incavo, lasciando che il rubino cadesse. Lo sistemò in un sacchetto legato alla cintura e vi mise al suo posto un pezzo di vetro rosso che teneva in un altro borsetta in pelle. Scivolò giù dalla statua, il pugnale nuovamente alla cintola, nascosto dalle pieghe del vestito, si allontanò a passo veloce, mentre la guardiana si ridestava.

< Posso andarmene> pensò. Raggiunse la sala in fondo al corridoio, camminando vicino alla parete. Gli ospiti erano intenti a danzare, piroettando su loro stessi, le gonne delle signore giravano, gli smoking degli uomini si confondevano in macchie indistinte.

Seduta in un angolo, accanto alla porta, stava una donna lupo, intenta ad accarezzare il ventre rigonfio, ricoperto da morbida pelliccia grigia, lasciato scoperto dagli abiti di raso che indossava.

Gemma le passò accanto, con lo sguardo chino, ed uscì, allontanandosi dalla festa. Il brusio di voci, i rumori delle persone e la melodia dell’orchestra si fecero via via più lontani, mentre si udiva sempre più nitidamente il rumore prodotto dalle sue scarpe sul selciato, fatto di ghiaia.

Passò oltre un padiglione di metallo, dall’ampio tetto a volta, creato con tralicci di metallo attorcigliati su loro stessi, superò diverse figure di pegaso in volo ricreati con la forma delle ampie siepi.

 

Gemma udì dei passi, fermò il carillon e lo rimise nella borsa, si alzò in piedi e si appiattì contro la parete.

< Tempo di andare > pensò. Aprì la finestra e lasciò la stanza, saltando all’esterno, atterrò acquattata e si rimise in piedi, correndo via.

 

Inesorabile fedeltà

Tema: Fedeltà

Partecipa al XXVI Challenge Raynor’s Hall

 

Lo zombie avanzava con passo strascicato lungo il corridoio, le luci elettriche blu erano in gran parte fulminate e il luogo era illuminato dalle fiamme olografiche all’interno di ciotole di bronzo, agganciate alle alte pareti di marmo bianco riflettente, attraverso delle catene agganciate a delle teste di gargoyle in pietra.
La carcassa vivente si piegò in avanti e vomitò sangue nerastro, i suoi occhi gialli e sottili erano in cancrena e lacrimavano pus biancastro.
< Tornerò sempre dalla morte per servire il mio paese. Non troverò mai pace, non ci sarà un aldilà per me, ma soltanto il ripetersi degli ultimi ordini del mio colonnello.
Sono stato, e in eternò sarò, un soldato >.
Estrasse il fucile dalla fodera ancorata alle proprie spalle, mentre un pezzo di carne marcia si staccava dalla sua gamba, lasciando vedere l’osso annerito sottostante, precipitando a terra in un rumore flaccido e volta-stomachevole.
Lo zombie caricò il fucile, vedeva sfocato. Iniziò a sparare ai robot che camminavano verso di lui, quando venivano colpiti schizzavano olio nero ed iniziavano a muoversi più lentamente. I loro schermi olografici si glitchavano e, una volta colpiti in testa, precipitavano pesantemente a terra, fumando.
“I will be back” ringhiò lo zombie. La sua carne rancida era rimasta attaccata alle cartuccere di pelle che indossava, una serie di buchi si erano aperti nei suoi pesanti stivali di cuoio. Un dente gli precipitò a terra, nessun robot riusciva a raggiungerlo coi proprio colpi, cadevano inesorabilmente, mentre proiettili schizzavano in ogni direzione.
Il soldato recuperava dalle loro carcasse nuove cartucciere, sbarazzandosi delle proprie.
< La vera fedeltà è questo: non arrendersi mai. Una devozione che va oltre il corpo, sacrifica l’anima >. Il rumore del fuoco gli risuonava in ciò che rimaneva delle orecchie, mentre dalla sua fronte s’intravedeva una larva. < Ed io sarò fedele per sempre. Anche se su questa Terra non ci dovessero essere più umani da salvare, fermerò il nemico. Continuerò a provare finché non li avrò sconfitti >.
Un robot lo raggiunse una spada al petto, lanciandola nascosto dietro un titanico pendolo. Il soldato cadde a terra, rimase immobile, i suoi occhi bianchi e vitrei, le sue pupille spente.
I robot lo scannerizzarono, non rilevarono input vitali e, come un sol uomo, gli diedero le spalle, allontanandosi.
Lo zombie tornò a respirare all’improvviso, si rialzò. Mise al suo posto il fucile ed estrasse la spada, la utilizzò per parare i proiettili sparati dai robot che si erano voltati e la lanciò a sua volta, decapitando uno dei nemici.
Estrasse nuovamente il fucile e tornò a sparare.
“My country has my loyalty” disse, mentre un pezzettino di lingua, ricoperto da funghi e muffa verdastra, cadeva in terra.

2018 WRITING YEAR IN REVIEW

2018 WRITING YEAR IN REVIEW

POTETE ANCHE LASCIARE I LINK ALLE STORIE!

Numero totale di storie scritte: In tutto sono 25.
# di oneshot: 24 in tutto.
# di long: Solo 1.
Storia più lunga: La mia long: Cecità; di cui sono ancora al secondo capitolo. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2164&chapter=1.
Storia più corta: Penso ‘La fine del tempo degli uomini’. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1980. Che conta solo 171 parole.
Fandom in cui hai scritto: Marvel; Dragon ball Z; Naruto; Diversi crossover; Disney e Pixar. Sono orgogliosa soprattutto di aver trovato un posto dove mettere una scena del mio originale.

PENSIERI GENERALI

In generale, pensi di aver scritto di più, di meno, o esattamente quanto avevi in mente a inizio anno? Penso di meno di quanto pensassi all’inizio, ma comunque più di quanto mi aspettassi alla fine.

In che genere/coppia/fandom hai scritto che non ti saresti mai aspettato di fare? Non pensavo che avrei mai avuto il coraggio di scrivere una Red sulla mia stessa ship: Alessandrè e Casper.

Qual è la tua storia preferita dellanno? Perché? La mia preferita è ‘Prima volta di Ale e Casper’. Perché è una scena a cui tengo davvero molto e spero di poterla condividere. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2278.

Hai scritto qualcosa di diverso rispetto al solito? Bath time è insolita per me. Non ho mai scritto su futuri ipotetici dei personaggi di fandom, con vere e proprie famigliole se non all’interno di long. Devo dire però che è stato divertente e vorrei riprovarci. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2184.

PENSIERI SPECIFICI (E PERSONALI)

La tua storia migliore dellanno: Non saprei proprio scegliere, quando scrivo una storia ci metto sempre qualcosa e non so cosa ne renda una migliore di un’altra. Posso avere la mia preferita, ma non sarebbe un parere oggettivo.
Storia più popolare di questanno: Bath time. Con 4 recensioni; 3 Kudos e 49 visualizzazioni.
Storia più divertente da scrivere: Gli aristocratici nel fandom degli Aristogatti. Anche se mi ha fatto fare scoperte sconcertanti su Romeo. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1918.
Storia più sexy di questanno: ‘La prima volta di Ale e Casper’ è l’unica a rating rosso, ma da qui a vederla sexy ce ne passa.
Storia che ti ha fatto pensare “Ora sto esagerando lol”: Penso Creed il baby-sitter. Creed è un personaggio molto complesso e nel mio canon ancora più angst che nei film. Nonostante passino i secoli, crede ancora in una famiglia che lo ha molto ferito. Prima o poi dovrei approfondirlo. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1949&chapter=1.
Storia che ti ha fatto cambiare idea su un personaggio: Penso ‘Amore materno’. Perché mi è piaciuto molto descrivere l’affetto che Narcissa prova per suo figlio Draco. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1952&chapter=1.
Storia più difficile da scrivere: Paradossalmente ‘Una rana blu’. Non riuscivo a farla quadrare in nessun modo, anche se era un’idea che avevo da parecchio. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1955&chapter=1
Peggiore delusione (e perché ti ha deluso?): A livello di letture quasi tutte. Non sono state molto calcolate come storie, ma il vero problema sono io che non so pubblicizzarle quanto dovrei.
Miglior sorpresa: Non mi aspettavo sarebbe piaciuta così tanto ‘Le voglie di Lily’. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1942&chapter=1
Numero di fanfiction che non hai concluso/postato: Non ho ancora concluso ‘Cecità’. Avevo i capitoli successivi salvati, ma il mio caro pc ha bruciato tutto, compresa la memoria esterna. Ed ora sono senza fino a nuovo ordine.

TRA TUTTE LE TUE OPERE DI QUESTʼANNO CITA I MIGLIORI…

2 titoli:
3 frasi iniziali:

Frase iniziale di ‘Prima volta di Ale e Casper’: < Niente, non riesco a trovare una soluzione. Non posso far spendere un capitale a Pam perché non ho risparmi da parte > rifletté Casper.

Frase iniziale di ‘La prima parola di Gimli’: La luce del sole stava calando oltre la finestra dell’umile dimora, divenendo sempre più aranciata, tingendo di riflessi vermigli la vallata. Si udivano grugniti di maiali e nitriti di cavalli in lontananza.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1925&chapter=1.

Frase iniziale di ‘La mancata serietà di Naruto’: Boruto sbuffò e incrociò le braccia al petto. “Sono stanco di giocare a baseball, è un gioco stupido” si lamentò.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1919&chapter=1.
4 frasi finali:

Frase finale di ‘Volontarie incomprensioni’: < Fortunatamente non tutti i pazienti sono così fastidiosi > si disse la dottoressa.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2201&chapter=1

Frase finale di ‘Non voglio fermarmi’: Haku socchiuse le labbra e contraccambiò il bacio, entrambi sentirono il sapore della pioggia.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2191&chapter=1.

Frase finale di ‘Ospiti sgraditi’: I coniugi Briefs continuarono a urlare indignati, richiamando servitù e sicurezza, mentre il genero e la sua famiglia si dirigevano all’uscita.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1935&chapter=1.

Frase finale di ‘Il Regno meraviglioso del desiderio’: “Vedrai, ti ritroverò, mio fantasma senza identità. E danzeremo finalmente insieme” disse, con la gola che le doleva.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2192&chapter=1
5 citazioni a caso:

Suppongo significhi che non devo dire da dove vengano. Quindi vi lascio il Link della mia pagina e vi sfido a ritrovarle:

Citazione 1: Tanto lo sappiamo che nessuno vuole adottare dei bambini come noi.

Citazione 2: Se potessi diventare brava come te, lo farei subito, senza alcun dubbio o remora. Solo per farti capire quanto tengo a te.

Citazione 3: < Una volta che riesce a fissare qualche elemento, di solito poi non lo dimentica più. In caso contrario, io sarò sempre al suo fianco > pensò.

Citazione 4: < Questa nostra comune passione per i fantasmi è l’unica cosa che ci unisce. Ho sempre pensato che non mi avrebbe mai notato.

Lei è la ragazza popolare, io l’emarginato. Lei è la bellissima cheerleader ed io quello strano che parla col suo cane >.

Citazione 5: “Ora voglio sapere come va a finire la favola”.

PENSIERI SUL FUTURO

Hai qualche obiettivo per il prossimo anno? Sì, voglio assolutamente scrivere altre scene del mio originale. Sperando di far conoscere i personaggi del mio romanzo e inserire scene che nei libri non potrei mettere.
Quali sono i tuoi buoni propositi di scrittura per lanno prossimo? Migliorare, essere più costante, imparare anche a disegnare e fare delle opere grafiche per i miei lavori e soprattutto trovare qualcosa con cui scrivere.

TEASER – WORK IN PROGRESS

Stai lavorando a qualcosa in questo momento? Sto lavorando davvero a tantissime cose, ma non avendo un computer la vedo dura. Forse tenterò dal cellulare. Di sicuro vorrò continuare Cecità.
Hai già adocchiato qualche nuovo fandom? Banana Fish, ma non so se avrò il coraggio di scriverci su.
Lasciaci un piccolo snippet: Di qualche scena futura?

Eccola: < Sì, e ho perso. Sono stato uno sciocco, un folle a pensare di poter mantenere le mie promesse > pensò Vegeta.

La notte prima di Halloween

Questo racconto partecipa alla challenge Raynor’s Hall.

XXIV Challenge!

 

La notte prima di Halloween

 

La donna ticchettò le unghie laccate di nero sul tavolo di metallo, che si trovava fuori dalla sua abitazione: una villa vittoriana.

“Così tu vorresti festeggiare Halloween?”. Le sue iridi brillarono sinistramente.

“Mi chiedevo se si potesse fare qui la festa di Halloween, perché lei possiede degli oggetti a tema tutto l’anno. Io e i miei compagni di classe non saremo fastidiosi o troppo rumorosi, non romperemo niente” assicurò la ragazzina, seduta di fronte a lei, guardandosi i piedi.

La donna prese silenziosamente qualcosa dal tavolo e lo infilò in tasca.

“Quanti sareste?” domandò. La voce della proprietaria della casa era vellutata, sporse in fuori le labbra tinte di viola.

“Una decina, non di più, forse addirittura di meno…”. Iniziò a spiegare la giovane.

< Non sono molto organizzati > rifletté la donna.

“… L’anno scorso alcuni avevano il morbillo e altri gli orecchioni” rispose la ragazzina con voce insicura.

La donna girò la tazza di the che aveva davanti, sulla porcellana erano raffigurati dei minuti pipistrelli.

“Io e i miei piccoli amici saremmo felici di ospitarti, Clara” rispose la donna. Indicò una serie di bambole che teneva nella veranda, sedute in piccole sedie di ottone.

Ognuna di esse aveva degli occhi vividi ed erano vestite in modo gotico, con pizzi e merletti sporchi di sangue finto.

Clara rabbrividì, ma disse con tono grato:” Grazie. Ora che la signora Finning si è trasferita, non sapevamo proprio come fare”.

“Uno non ama le proprie cose se ogni tanto non le mette in mostra. Vi aspetto domani sera, piccola” disse la donna.

Miss Elisabetta non è male come sembra. Forse la giudicano così male solo perché è eccentrica > pensò Clara.

Elisabetta guardò la ragazzina salutare e allontanarsi.

Sinistri scricchiolii e un miagolio l’accompagnarono mentre tornava dentro la casa.

Elisabetta sorrise, sfilando dalla tasca del lungo abito nero, che faceva risaltare la sua figura estremamente longilinea, un mazzo di chiavi con un portachiavi a forma di orsetto.

“La ‘chiave’ del regno” scherzò.

< Sicuramente quella giovane non ha raccontato ai suoi genitori che veniva qui. Sarebbe finita nei guai per la sua trovata.

Ora starà correndo a casa per dirlo alle sue amiche, visto che mentre stava qui il suo cellulare si è scaricato, ma prima di poterlo fare dovrà tornare qui > pensò.

Si mise davanti al camino, guardando le fiamme, ravvivandole.

Il calore del fuoco le accarezzava la pelle, che rimaneva fredda, rischiarando di luce aranciata i mobili antichi e le pesanti cornici dei diversi dipinti di cupi paesaggi ‘romantici’.

Sentì nuovamente bussare, nascondendo le chiavi in tasca aprì, trovandosi la giovane ansante di fronte.

“Sì?” chiese Elisabetta.

Clara entrò titubante e disse: “Scusi, ha visto le mie chiavi?”.

“No, forse le hai lasciate da qualche parte qui. Sembri stanca, prendi un po’ fiato. Ti faccio un the e le cerco” disse Elisabetta con tono accondiscendente.

Clara si accomodò su un divanetto vicino al camino, mentre la padrona di casa chiudeva la porta.

Nella penombra, Clara si concentrò a fissare le rosse fiamme che si contorcevano in un costante crepitio.

Non riusciva a distogliere lo sguardo, sbadigliò assonnata.

“Vedrai, le tue chiavi non saranno lontane e domani avrai la miglior festa di Halloween di sempre” la rassicurò Elisabetta, portandole una tazza di the.

Clara cercò di prendere la tazza, ma si sentì assonnata, crollò contro il divanetto, preda di un profondo torpore.

“Lo sai qual è la chiave di ogni cosa? L’anima” la rassicurò Elisabetta. Posò la tazza su un tavolinetto e afferrò il viso paffuto di Clara.

Una sferetta pallida, che emanava scintille azzurrine, sfuggì dal petto di Clara. Il corpo della ragazza scomparve e Elisabetta portò la sferetta fino a una piccola bambola adagiata sul caminetto.

Gli occhi del giocattolo divennero vividi, mentre Elisabetta gettava il mazzo di chiavi in un contenitore di vetro, insieme ad altre.

 

Traditore

Traditore

 

“Anatar…” mi chiami con un filo di voce. Oh, Celebrimbor, quante volte sono stato io a invocare il tuo nome nelle notti in cui ti ho permesso di farmi tuo, di possedere il mio corpo, che ben so essere il più bello tra quello degli elfi.

Io mi rigiro tra le mani il martello che ti ho regalato, quello con cui ti ho permesso di forgiare gli anelli. Volevi metterti sempre alla prova, avere nuove sfide e sempre più potere. Adoravi essere ben pagato ed io ti ho dato sia ricchezza che potenza.

Non ti chiedevo certo in cambio dell’ipocrisia.

Non dovevi giudicarmi per averli incatenati all’unico trascinandoli nel buio, perché era il giusto signore di ognuno di essi. L’ho forgiato tra le fiamme del Monte Fato a quel solo scopo.

Ho condiviso con te il potere, sono stato fino alla fine il signore dei doni. E tu… tu hai cercato di annacquare la mia anima con la tua. Hai cercato di usare l’anello contro di me, ma lui è l’unico che non mi tradirà mai.

Non sono io il cattivo, il criminale.

“Se non mi dirai dove sono i tre anelli che hai forgiato per i re degli elfi finirai impalato davanti alle tue terre, fabbro” dico gelido.

Ti guardo, abbandonato, schiacciato, torturato, incatenato al muro. Valeva la pena di morire? Di fare un esercito per fronteggiare il mio quando potevi rimanere al mio fianco?

Ho dovuto rovinare la bellezza di quelle iridi blu mare incidendo dentro di loro l’orrore di aver visto tua moglie e tua figlia uccise.

“Se anche te lo dicessi, non mi risparmieresti” mi rispondi. Non hai torto Celebrimbor.

Mi sfilo la maschera della mia armatura di metallo, liberando i miei capelli biondi dai riflessi aranciati, simili a oro immerso nella lava.

Perché dovrei? Sono guidato dalla mia personale vendetta. Queste armi le hai forgiate tu con le tue menzogne.

Hai voluto tu giocare a questo gioco!

“Le tue sofferenze avrebbero termine più velocemente” rispondo con la voce vellutata che ti ho sempre riservato.

Mi hanno sempre detto che sono il peggiore, il male, ma ho imparato che c’è qualcosa di più terribile di chi come me è guidato dall’odio: i traditori!

“Il potere ti ha accecato, come ha accecato me. Quei tre anelli devono proteggere questo mondo da signori oscuri come noi”. Ancora il tuo perbenismo….

“Traditore” sancisco. Premo la mano sul collare di spine di metallo che ti ho messo intorno al collo, facendoti gemere, mentre stillettate di sangue mi sporcano il viso.

Mi hai pugnalato alle spalle. Hai ucciso la nostra storia, hai scatenato una guerra tra noi.

Dopo quanto abbiamo condiviso!

Eri l’unica persona che avessi, mentre forgiavamo insieme mi sentivo legato a te più che a un fratello. Abbiamo condiviso tra i migliori momenti delle nostre vite.

Ti ho permesso di piegarmi, di tirarmi i capelli. Ci sono stato a sostenerti, ho fugato ogni tuo dubbio.

Tu in cambio sei stato un ladro! Hai cercato di rubare l’anello che contiene il mio stesso spirito!

Hai distrutto la sanità del nostro rapporto. Sei diventato il nemico!

Ti guardo tremare, mentre con il martello ti scosto una ciocca dei lunghi capelli dal viso, aderita a causa del sangue e del sudore.

“Tu speri ancora di poter governare l’unico” sibilo.

Dovrei dispiacermi per te, mentre ti guardo affogare in ciò che ha comportato il tuo rifiuto. La tua pelle un tempo bellissima è ricoperta di cicatrici, ferite, lividi, bruciature e in alcuni punti è persino strappata.

Non lo farò, perché sei un traditore. L’unico poteva essere l’anello che ci univa, avevo permesso alla tua essenza di fondersi alla mia. Affoga pure.

Mi sputi addosso un grumo di sangue.

“Spero solo di vederti distrutto”. I miei occhi diventano ferini e la mia mano si muove prima che io riesca a controllarla.

Abbasso il martello e inferisco su di te, ancora e ancora. Il tuo corpo va in pezzi, le tue alte urla man mano si spengono, ma non riesco a fermarmi. La furia ha preso il posto dell’antica passione e mi travolge.

Ansimo, respirando a fatica, mentre il tuo corpo si abbandona contro la parete. Continuo a lacerarti, ricordando i colpi che hai osato darmi durante la battaglia che ci ha visto rivali.

Quando torno in me e mi accorgo di averti ucciso, il martello mi cade dalle mani e precipita a terra con un rumore sordo.

“Perché hai voluto giocare a questo gioco?” ti chiedo con un filo di voce. Ti prendo per il mento e bacio le tue labbra gelide di morte.

Perché mi hai tradito?