2018 WRITING YEAR IN REVIEW

2018 WRITING YEAR IN REVIEW

POTETE ANCHE LASCIARE I LINK ALLE STORIE!

Numero totale di storie scritte: In tutto sono 25.
# di oneshot: 24 in tutto.
# di long: Solo 1.
Storia più lunga: La mia long: Cecità; di cui sono ancora al secondo capitolo. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2164&chapter=1.
Storia più corta: Penso ‘La fine del tempo degli uomini’. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1980. Che conta solo 171 parole.
Fandom in cui hai scritto: Marvel; Dragon ball Z; Naruto; Diversi crossover; Disney e Pixar. Sono orgogliosa soprattutto di aver trovato un posto dove mettere una scena del mio originale.

PENSIERI GENERALI

In generale, pensi di aver scritto di più, di meno, o esattamente quanto avevi in mente a inizio anno? Penso di meno di quanto pensassi all’inizio, ma comunque più di quanto mi aspettassi alla fine.

In che genere/coppia/fandom hai scritto che non ti saresti mai aspettato di fare? Non pensavo che avrei mai avuto il coraggio di scrivere una Red sulla mia stessa ship: Alessandrè e Casper.

Qual è la tua storia preferita dellanno? Perché? La mia preferita è ‘Prima volta di Ale e Casper’. Perché è una scena a cui tengo davvero molto e spero di poterla condividere. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2278.

Hai scritto qualcosa di diverso rispetto al solito? Bath time è insolita per me. Non ho mai scritto su futuri ipotetici dei personaggi di fandom, con vere e proprie famigliole se non all’interno di long. Devo dire però che è stato divertente e vorrei riprovarci. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2184.

PENSIERI SPECIFICI (E PERSONALI)

La tua storia migliore dellanno: Non saprei proprio scegliere, quando scrivo una storia ci metto sempre qualcosa e non so cosa ne renda una migliore di un’altra. Posso avere la mia preferita, ma non sarebbe un parere oggettivo.
Storia più popolare di questanno: Bath time. Con 4 recensioni; 3 Kudos e 49 visualizzazioni.
Storia più divertente da scrivere: Gli aristocratici nel fandom degli Aristogatti. Anche se mi ha fatto fare scoperte sconcertanti su Romeo. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1918.
Storia più sexy di questanno: ‘La prima volta di Ale e Casper’ è l’unica a rating rosso, ma da qui a vederla sexy ce ne passa.
Storia che ti ha fatto pensare “Ora sto esagerando lol”: Penso Creed il baby-sitter. Creed è un personaggio molto complesso e nel mio canon ancora più angst che nei film. Nonostante passino i secoli, crede ancora in una famiglia che lo ha molto ferito. Prima o poi dovrei approfondirlo. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1949&chapter=1.
Storia che ti ha fatto cambiare idea su un personaggio: Penso ‘Amore materno’. Perché mi è piaciuto molto descrivere l’affetto che Narcissa prova per suo figlio Draco. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1952&chapter=1.
Storia più difficile da scrivere: Paradossalmente ‘Una rana blu’. Non riuscivo a farla quadrare in nessun modo, anche se era un’idea che avevo da parecchio. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1955&chapter=1
Peggiore delusione (e perché ti ha deluso?): A livello di letture quasi tutte. Non sono state molto calcolate come storie, ma il vero problema sono io che non so pubblicizzarle quanto dovrei.
Miglior sorpresa: Non mi aspettavo sarebbe piaciuta così tanto ‘Le voglie di Lily’. Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1942&chapter=1
Numero di fanfiction che non hai concluso/postato: Non ho ancora concluso ‘Cecità’. Avevo i capitoli successivi salvati, ma il mio caro pc ha bruciato tutto, compresa la memoria esterna. Ed ora sono senza fino a nuovo ordine.

TRA TUTTE LE TUE OPERE DI QUESTʼANNO CITA I MIGLIORI…

2 titoli:
3 frasi iniziali:

Frase iniziale di ‘Prima volta di Ale e Casper’: < Niente, non riesco a trovare una soluzione. Non posso far spendere un capitale a Pam perché non ho risparmi da parte > rifletté Casper.

Frase iniziale di ‘La prima parola di Gimli’: La luce del sole stava calando oltre la finestra dell’umile dimora, divenendo sempre più aranciata, tingendo di riflessi vermigli la vallata. Si udivano grugniti di maiali e nitriti di cavalli in lontananza.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1925&chapter=1.

Frase iniziale di ‘La mancata serietà di Naruto’: Boruto sbuffò e incrociò le braccia al petto. “Sono stanco di giocare a baseball, è un gioco stupido” si lamentò.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1919&chapter=1.
4 frasi finali:

Frase finale di ‘Volontarie incomprensioni’: < Fortunatamente non tutti i pazienti sono così fastidiosi > si disse la dottoressa.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2201&chapter=1

Frase finale di ‘Non voglio fermarmi’: Haku socchiuse le labbra e contraccambiò il bacio, entrambi sentirono il sapore della pioggia.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2191&chapter=1.

Frase finale di ‘Ospiti sgraditi’: I coniugi Briefs continuarono a urlare indignati, richiamando servitù e sicurezza, mentre il genero e la sua famiglia si dirigevano all’uscita.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=1935&chapter=1.

Frase finale di ‘Il Regno meraviglioso del desiderio’: “Vedrai, ti ritroverò, mio fantasma senza identità. E danzeremo finalmente insieme” disse, con la gola che le doleva.

Link: http://writerswing.altervista.org/viewstory.php?sid=2192&chapter=1
5 citazioni a caso:

Suppongo significhi che non devo dire da dove vengano. Quindi vi lascio il Link della mia pagina e vi sfido a ritrovarle:

Citazione 1: Tanto lo sappiamo che nessuno vuole adottare dei bambini come noi.

Citazione 2: Se potessi diventare brava come te, lo farei subito, senza alcun dubbio o remora. Solo per farti capire quanto tengo a te.

Citazione 3: < Una volta che riesce a fissare qualche elemento, di solito poi non lo dimentica più. In caso contrario, io sarò sempre al suo fianco > pensò.

Citazione 4: < Questa nostra comune passione per i fantasmi è l’unica cosa che ci unisce. Ho sempre pensato che non mi avrebbe mai notato.

Lei è la ragazza popolare, io l’emarginato. Lei è la bellissima cheerleader ed io quello strano che parla col suo cane >.

Citazione 5: “Ora voglio sapere come va a finire la favola”.

PENSIERI SUL FUTURO

Hai qualche obiettivo per il prossimo anno? Sì, voglio assolutamente scrivere altre scene del mio originale. Sperando di far conoscere i personaggi del mio romanzo e inserire scene che nei libri non potrei mettere.
Quali sono i tuoi buoni propositi di scrittura per lanno prossimo? Migliorare, essere più costante, imparare anche a disegnare e fare delle opere grafiche per i miei lavori e soprattutto trovare qualcosa con cui scrivere.

TEASER – WORK IN PROGRESS

Stai lavorando a qualcosa in questo momento? Sto lavorando davvero a tantissime cose, ma non avendo un computer la vedo dura. Forse tenterò dal cellulare. Di sicuro vorrò continuare Cecità.
Hai già adocchiato qualche nuovo fandom? Banana Fish, ma non so se avrò il coraggio di scriverci su.
Lasciaci un piccolo snippet: Di qualche scena futura?

Eccola: < Sì, e ho perso. Sono stato uno sciocco, un folle a pensare di poter mantenere le mie promesse > pensò Vegeta.

Annunci

La notte prima di Halloween

Questo racconto partecipa alla challenge Raynor’s Hall.

XXIV Challenge!

 

La notte prima di Halloween

 

La donna ticchettò le unghie laccate di nero sul tavolo di metallo, che si trovava fuori dalla sua abitazione: una villa vittoriana.

“Così tu vorresti festeggiare Halloween?”. Le sue iridi brillarono sinistramente.

“Mi chiedevo se si potesse fare qui la festa di Halloween, perché lei possiede degli oggetti a tema tutto l’anno. Io e i miei compagni di classe non saremo fastidiosi o troppo rumorosi, non romperemo niente” assicurò la ragazzina, seduta di fronte a lei, guardandosi i piedi.

La donna prese silenziosamente qualcosa dal tavolo e lo infilò in tasca.

“Quanti sareste?” domandò. La voce della proprietaria della casa era vellutata, sporse in fuori le labbra tinte di viola.

“Una decina, non di più, forse addirittura di meno…”. Iniziò a spiegare la giovane.

< Non sono molto organizzati > rifletté la donna.

“… L’anno scorso alcuni avevano il morbillo e altri gli orecchioni” rispose la ragazzina con voce insicura.

La donna girò la tazza di the che aveva davanti, sulla porcellana erano raffigurati dei minuti pipistrelli.

“Io e i miei piccoli amici saremmo felici di ospitarti, Clara” rispose la donna. Indicò una serie di bambole che teneva nella veranda, sedute in piccole sedie di ottone.

Ognuna di esse aveva degli occhi vividi ed erano vestite in modo gotico, con pizzi e merletti sporchi di sangue finto.

Clara rabbrividì, ma disse con tono grato:” Grazie. Ora che la signora Finning si è trasferita, non sapevamo proprio come fare”.

“Uno non ama le proprie cose se ogni tanto non le mette in mostra. Vi aspetto domani sera, piccola” disse la donna.

Miss Elisabetta non è male come sembra. Forse la giudicano così male solo perché è eccentrica > pensò Clara.

Elisabetta guardò la ragazzina salutare e allontanarsi.

Sinistri scricchiolii e un miagolio l’accompagnarono mentre tornava dentro la casa.

Elisabetta sorrise, sfilando dalla tasca del lungo abito nero, che faceva risaltare la sua figura estremamente longilinea, un mazzo di chiavi con un portachiavi a forma di orsetto.

“La ‘chiave’ del regno” scherzò.

< Sicuramente quella giovane non ha raccontato ai suoi genitori che veniva qui. Sarebbe finita nei guai per la sua trovata.

Ora starà correndo a casa per dirlo alle sue amiche, visto che mentre stava qui il suo cellulare si è scaricato, ma prima di poterlo fare dovrà tornare qui > pensò.

Si mise davanti al camino, guardando le fiamme, ravvivandole.

Il calore del fuoco le accarezzava la pelle, che rimaneva fredda, rischiarando di luce aranciata i mobili antichi e le pesanti cornici dei diversi dipinti di cupi paesaggi ‘romantici’.

Sentì nuovamente bussare, nascondendo le chiavi in tasca aprì, trovandosi la giovane ansante di fronte.

“Sì?” chiese Elisabetta.

Clara entrò titubante e disse: “Scusi, ha visto le mie chiavi?”.

“No, forse le hai lasciate da qualche parte qui. Sembri stanca, prendi un po’ fiato. Ti faccio un the e le cerco” disse Elisabetta con tono accondiscendente.

Clara si accomodò su un divanetto vicino al camino, mentre la padrona di casa chiudeva la porta.

Nella penombra, Clara si concentrò a fissare le rosse fiamme che si contorcevano in un costante crepitio.

Non riusciva a distogliere lo sguardo, sbadigliò assonnata.

“Vedrai, le tue chiavi non saranno lontane e domani avrai la miglior festa di Halloween di sempre” la rassicurò Elisabetta, portandole una tazza di the.

Clara cercò di prendere la tazza, ma si sentì assonnata, crollò contro il divanetto, preda di un profondo torpore.

“Lo sai qual è la chiave di ogni cosa? L’anima” la rassicurò Elisabetta. Posò la tazza su un tavolinetto e afferrò il viso paffuto di Clara.

Una sferetta pallida, che emanava scintille azzurrine, sfuggì dal petto di Clara. Il corpo della ragazza scomparve e Elisabetta portò la sferetta fino a una piccola bambola adagiata sul caminetto.

Gli occhi del giocattolo divennero vividi, mentre Elisabetta gettava il mazzo di chiavi in un contenitore di vetro, insieme ad altre.

 

Traditore

Traditore

 

“Anatar…” mi chiami con un filo di voce. Oh, Celebrimbor, quante volte sono stato io a invocare il tuo nome nelle notti in cui ti ho permesso di farmi tuo, di possedere il mio corpo, che ben so essere il più bello tra quello degli elfi.

Io mi rigiro tra le mani il martello che ti ho regalato, quello con cui ti ho permesso di forgiare gli anelli. Volevi metterti sempre alla prova, avere nuove sfide e sempre più potere. Adoravi essere ben pagato ed io ti ho dato sia ricchezza che potenza.

Non ti chiedevo certo in cambio dell’ipocrisia.

Non dovevi giudicarmi per averli incatenati all’unico trascinandoli nel buio, perché era il giusto signore di ognuno di essi. L’ho forgiato tra le fiamme del Monte Fato a quel solo scopo.

Ho condiviso con te il potere, sono stato fino alla fine il signore dei doni. E tu… tu hai cercato di annacquare la mia anima con la tua. Hai cercato di usare l’anello contro di me, ma lui è l’unico che non mi tradirà mai.

Non sono io il cattivo, il criminale.

“Se non mi dirai dove sono i tre anelli che hai forgiato per i re degli elfi finirai impalato davanti alle tue terre, fabbro” dico gelido.

Ti guardo, abbandonato, schiacciato, torturato, incatenato al muro. Valeva la pena di morire? Di fare un esercito per fronteggiare il mio quando potevi rimanere al mio fianco?

Ho dovuto rovinare la bellezza di quelle iridi blu mare incidendo dentro di loro l’orrore di aver visto tua moglie e tua figlia uccise.

“Se anche te lo dicessi, non mi risparmieresti” mi rispondi. Non hai torto Celebrimbor.

Mi sfilo la maschera della mia armatura di metallo, liberando i miei capelli biondi dai riflessi aranciati, simili a oro immerso nella lava.

Perché dovrei? Sono guidato dalla mia personale vendetta. Queste armi le hai forgiate tu con le tue menzogne.

Hai voluto tu giocare a questo gioco!

“Le tue sofferenze avrebbero termine più velocemente” rispondo con la voce vellutata che ti ho sempre riservato.

Mi hanno sempre detto che sono il peggiore, il male, ma ho imparato che c’è qualcosa di più terribile di chi come me è guidato dall’odio: i traditori!

“Il potere ti ha accecato, come ha accecato me. Quei tre anelli devono proteggere questo mondo da signori oscuri come noi”. Ancora il tuo perbenismo….

“Traditore” sancisco. Premo la mano sul collare di spine di metallo che ti ho messo intorno al collo, facendoti gemere, mentre stillettate di sangue mi sporcano il viso.

Mi hai pugnalato alle spalle. Hai ucciso la nostra storia, hai scatenato una guerra tra noi.

Dopo quanto abbiamo condiviso!

Eri l’unica persona che avessi, mentre forgiavamo insieme mi sentivo legato a te più che a un fratello. Abbiamo condiviso tra i migliori momenti delle nostre vite.

Ti ho permesso di piegarmi, di tirarmi i capelli. Ci sono stato a sostenerti, ho fugato ogni tuo dubbio.

Tu in cambio sei stato un ladro! Hai cercato di rubare l’anello che contiene il mio stesso spirito!

Hai distrutto la sanità del nostro rapporto. Sei diventato il nemico!

Ti guardo tremare, mentre con il martello ti scosto una ciocca dei lunghi capelli dal viso, aderita a causa del sangue e del sudore.

“Tu speri ancora di poter governare l’unico” sibilo.

Dovrei dispiacermi per te, mentre ti guardo affogare in ciò che ha comportato il tuo rifiuto. La tua pelle un tempo bellissima è ricoperta di cicatrici, ferite, lividi, bruciature e in alcuni punti è persino strappata.

Non lo farò, perché sei un traditore. L’unico poteva essere l’anello che ci univa, avevo permesso alla tua essenza di fondersi alla mia. Affoga pure.

Mi sputi addosso un grumo di sangue.

“Spero solo di vederti distrutto”. I miei occhi diventano ferini e la mia mano si muove prima che io riesca a controllarla.

Abbasso il martello e inferisco su di te, ancora e ancora. Il tuo corpo va in pezzi, le tue alte urla man mano si spengono, ma non riesco a fermarmi. La furia ha preso il posto dell’antica passione e mi travolge.

Ansimo, respirando a fatica, mentre il tuo corpo si abbandona contro la parete. Continuo a lacerarti, ricordando i colpi che hai osato darmi durante la battaglia che ci ha visto rivali.

Quando torno in me e mi accorgo di averti ucciso, il martello mi cade dalle mani e precipita a terra con un rumore sordo.

“Perché hai voluto giocare a questo gioco?” ti chiedo con un filo di voce. Ti prendo per il mento e bacio le tue labbra gelide di morte.

Perché mi hai tradito?

Tomo

Questo racconto partecipa alla challenge Raynor’s Hall.

 

Seraphin passò la mano sulle pagine del libro, sentendole impolverate sotto i polpastrelli delle dita affusolate. La sua pelle si sporcò di nero.

“Mio padre non voleva leggessi questo tomo, nonostante sia tramandato da generazioni. Aveva paura mi potesse mettere delle strane idee in testa. Soprattutto mia madre e mia zia gli davano ragione in questo, ma il resto dei parenti non disapprovava” spiegò.

 

La madre socchiuse le labbra sottili, mostrando le gengive.

“Rischi di non trovare marito se continui a seguire delle balzane idee” sibilò.

La zia piegò la testa, il suo viso cavallino era segnato da arcigne rughe d’espressione.

“Se anche ti andasse bene, potremmo essere costretti a darti in sposa a qualche ottuso con un lascito inferiore a quello che ci aspettiamo” borbottò.

Seraphin chinò il capo.

 

“Tu sei sicuro di volermelo lasciare leggere?” chiese Seraphin. I suoi occhi scorgevano distrattamente i tratteggi in oro ai bordi delle pagine, le grandi lettere decorate da ghirigori che risaltavano rispetto alle altre perché in rosso, l’usurato segnalibro di stoffa.

Il giovane uomo si allontanò una ciocca di capelli castano chiaro dal viso e le sorrise.

“Anzi, voglio che tu me lo legga. Ora sei sposata e con un partito che hanno scelto loro, quindi non possono più impedirti nulla” le disse con voce calda.

Seraphin si voltò a guardarlo e gli sorrise, osservando la rosa rossa infilata nella tasca della sua blusa blu. Lo guardo prendere un’altra sedia e accomodarsi accanto a lei, si sfiorarono la spalla ed entrambi ebbero un brivido.

“Sei così premuroso, Victor” ammise la giovane. Si passò una mano sulla gonna, appianando una piega, tenendo le ginocchia strette tra loro, strofinandole ogni tanto.

Le iridi azzurre di lui brillarono.

“Spero di non sembrarti troppo invadente, quando mi offro di proteggerti. Non è solo per il tuo aspetto da bambina, semplicemente mi sento legato a te…”. Iniziò a scusarsi.

Seraphin gli sorrise.

“Non scusarti sempre di tutto quello che fai” lo incoraggiò, guardandolo massaggiarsi il collo.

“S-scu… Oh ecco… D-di nuovo…” balbettò lui, mentre la punta delle orecchie gli diveniva vermiglia.

“Volevo fartelo vedere perché, mio adorato compositore segreto, so quanto amate l’arte. Qui sono riportate delle miniature stupende” spiegò Seraphin.

Victor annuì, alcune ciocche gli finirono davanti agli occhi.

“Ogni volta che avete tali premure verso di me, penso di aver guadagnato un po’ di posto in più nel vostro cuore” disse con tono galante.

Seraphin gli sfiorò delicatamente la mano con la propria, arrossendo e il giovane avvertì la gola secca e la bocca asciutta.

“Di cosa parla il vostro antico tomo?” chiese lui.

Seraphin ne accarezzò una pagina.

“Di dame e cavalieri. Pensate siano idee troppo fanciullesche?” chiese.

Victor le sfiorò i morbidi capelli setosi.

“Al contrario” sussurrò.

< Vorrei che la nostra futura famiglia fosse una favola > pensò.

“Sarà una delle poche cose che porterò con me da questa casa, quando saremo partiti” ammise lei.

Victor annuì.

< Ogni giorno sento che l’amore sboccia sempre di più tra noi > pensarono entrambi.

 

Cecità

Elly appartiene a TheBlueMusketeer.

Partecipa alla challenge del gruppo: Hurt/Comfort Italia – Fanfiction & Fanart.

Link del gruppo: https://www.facebook.com/groups/534054389951425/

26 prompts challenge: 17/26: ESPIAZIONE: 1.

Riparazione di una colpa commessa e liberazione dalla stessa mediante l’accettazione e la sopportazione della pena inflitta a tale scopo.

2.

Nel mondo pagano, propiziazione della divinità offesa, mediante offerte, riti e sacrifici di vittime.

Parole: 756.

 

Cecità

 

Vegeta strisciò la mano contro la parete, sentiva cose fredde e lisce avvicendarsi con materiali più ostici, fastidiosi al tocco e appuntiti. Non riusciva a individuarne le fattezze, gli sembrava di trovare innumerevoli bordi, spesso ondeggiava e andava a sbattere. Colpì con il ginocchio uno spigolo e ingoiò un gemito.

< Non ho nessuna intenzione di chiamare aiuto. Non è possibile che il principe dei saiyan non arrivi a quello a cui deve da solo… Ne va del mio orgoglio! > urlò mentalmente. Cercò di raddrizzare la postura, strisciando con il fianco sulla parete, lì dov’era libera da altre superfici.

Trovò un vuoto e cadde per terra, gli sfuggì un gemito soffocato. Ringhiò, sentendo il corpo dolergli e strisciò, tastando il pavimento. Sentì un profumo e si ritirò indietro, captò dei suoni nell’oscurità e mosse le mani davanti a sé.

“Ce la faccio da solo” disse preventivamente.

Delle braccia sottili, con delle mani dalla presa ferrea per quanto minute, lo issarono. Vegeta si divincolò, ma l’altro lo tenne fermo, aiutandolo a raggiungere la parete.

Vi si appoggiò, adagiando la guancia sulla superficie.

“Lo sapevo che c’era l’angolo, qui… Ora lasciami che devo andare in cucina.

Tsk, non ho bisogno della balia” ringhiò. Rabbrividì sentendo il tocco di una carezza sulla guancia e avvertì gli occhi bruciare.

“Preferivo un pugno da parte tua, Elyanor.

Non sono così debole come ti devo sembrare in questo momento” disse Vegeta con voce stanca.

“Non c’è nessuna debolezza a farti aiutare” gemette Elly.

Vegeta si allontanò da lei, cercando di darle le spalle, la schiena leggermente piegata di lato e incurvata. Sentì il vuoto sotto uno dei piedi e tastò, riconoscendo dei gradini. Mosse le mani, fino a trovare il corrimano, il suo battito cardiaco accelerò perché a ogni gradino sceso sentiva la sensazione di precipitare.

Rischiò di cadere ed Elly lo afferrò, impedendogli di farlo.

“La mia prima impressione resterà sempre quella giusta, su di te. Smettila di fare l’orgoglioso per almeno cinque minuti e accettalo. Non ci vedi, Vegeta…” esalò.

“Lo so che sono cieco…” ribatté Vegeta con voce roca. Si divincolò, ma Elly lo aiutò a scendere la scala contro la sua volontà. “Perché non te ne torni dal tuo muso verde? Scommetto che sarà con gli altri terrestri a sparlare di quanto sono diventato inutile adesso” disse con tono acido.

Sentì Elly ingoiare un sospiro di rabbia.

“Non mi farai esplodere, non soffocherai la sofferenza mentale in quella fisica” disse lei.

Vegeta rabbrividì al tono di voce gentile di lei.

< Smettila! Non mi mostrerò debole davanti a una ragazzina che potrebbe essere mia figlia! Non avrai le mie lacrime! Non mi sfogherò davanti a te… > pensò, stringendo le labbra fino a farle sbiancare.

“Tutto questo è successo a causa mia, permettimi di espiare questa mia colpa. Permettimi di occuparmi di te…” sussurrò Elly, lasciandolo andare superato l’ultimo gradino.

“Non dirlo nemmeno per scherzo. Dovresti saperlo che non ti avrei permesso di sacrificarti come vittima agli dei!” gridò Vegeta. Una vena iniziò a pulsargli sulla fronte spaziosa, mentre il suo viso si accaldava.

“Sono io che ho offeso gli dei” ribatté Elly.

Vegeta sentì il rumore dei movimenti di lei farsi più forte, riconosceva dei colpi secchi dati alla stoffa dei vestiti.

“Smettila di agitarti come una gallina. Se gli dei ci vedono come dannate vittime non è certo colpa tua. Hai fatto quello che era giusto e non ti devi infliggere nessuna colpa. Occuparti di me non dev’essere la tua pena.

Io non privo nessuno della sua libertà” disse. La sua voce si era fatta roca, ancor più matura.

“Non è occupandoti di te che la espierò, ma sopportando il tuo carattere. Voglio aiutarti perché ti voglio bene, burbero saiyan. Sei il ‘peggiore’ dei miei padri adottivi, ma sei quello che più si sacrifica.

Rivaluterei la tua sindrome dell’eroe, è peggiore di quella di Goku” disse Elly.

Vegeta la sentì stringergli il petto e si nascose il viso tra le mani, le gambe gli cedettero.

“N-non… Non obbligarmi…” esalò. La sua voce trasmetteva sconforto.

“Non ti obbligo a niente, qualsiasi cosa accada racconterò che il tuo orgoglio non ha mai vacillato” giurò Elly.

Vegeta serrò la maglietta di lei, sfiorando con le nocche delle dita abbronzate la lunga treccia di lei e scoppiò a piangere, sentendo le proprie lacrime inumidire i vestiti di Elly.

< Non racconterò mai di questo sfogo, nemmeno a sensei. Te lo giuro, Vegeta…

La mia ‘espiazione’ sarà ridarti la vista. A costo di sfidare gli dei stessi! > promise Elly mentalmente.

 

 

Prigioniera degli Ennumberg

Questa storia partecipa alla ventiduesima challenge del Circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall. Il tema estratto per questo mese è stato “Timbro” proposto da Katya Ferrante.

 

Prigioniera degli Ennumberg

 

Una ragazza, nascosta dietro uno dei numerosi alberi della foresta, in cui risuonavano i fruscii delle fronde e in lontananza si udivano dei bassi ringhi, era intenta a spostare la grata arrugginita del condotto dell’acqua. L’odore di putrido le pungeva le narici e le mani le i erano sporcate di nero e rosso, la sua pelle rosea era accaldata.

La larga maglietta di tela bianca, decorata da sottili linee marroncine, le aderiva sudata in alcuni punti ed era ricoperta di macchie, il colletto le aveva arrossato il collo.

< Sono anni che vivo come una selvaggia qui nella terra degli Ennumberg, ma non mi ero mai spinta a tanto. Entrare nelle prigioni di questi esseri, devo essere impazzita > pensò, mordicchiandosi l’interno della guancia. Accarezzò l’elsa della spada ed iniziò a scendere.

I ruggiti in lontananza si facevano sempre più forti e nitidi.

La ragazza scivolò pian piano, attraverso delle asperità nella parete di roccia e scese fino a toccare terra, l’acqua le arrivava fino alla vita.

L’odore umido della foresta venne completamente sostituito dall’olezzo, all’interno filtrava pochissima luce.

Si fece avanti di un paio di passi, non riuscendo più a scorgere niente, afferrò il ciondolo di pietra a forma di pietra che portava al collo e lo sollevò, sibilò delle parole e dalle cavità degli occhi iniziò a brillare una luce verde, che si rifletté nelle iridi smeraldine di lei.

< Dai, Diana, non perderti d’animo > pensò. Si mise a camminare nel guano, smuovendo l’acqua nerastra e putrescente intorno a lei, creava un certo sciabordio, ma si confondeva con il resto della fognatura. < Ho sentito dire che hanno imprigionato un nobile e che tutti gli averi che aveva addosso sono stati chiusi in una specie di magazzino. Se riuscissi a depredarli, farei finalmente la bella vita.

Niente più povertà > rifletté. La maglietta le era ricaduta di lato, lasciandole scoperta una spalla. Si slegò la spada dalla cintola e se la legò sulle spalle, fu costretta a tenere sollevata la testa di lupo con i denti. Il sudore le scivolava lungo il viso tempestato da efelidi.

< Quelle lucertole sono proprio stupide, così interessate a conquistare il regno vicino da non rendersi conto di quello che sta succedendo qui > rifletté.

Riprese in mano la testa di lupo e svoltò attraverso una serie di corridoi di pietra, un po’ di melma le gocciolò sulla spalla nuda. I capelli grigi le si sporcarono della sostanza.

Proseguì finché le sue scarpe di tela non furono così impregnate da renderle difficoltoso avanzare, il sudore si era mescolato alla sostanza sui suoi capelli rendendoli in groviglio maleodorante e le mancava il fiato.

Si udì un ruggito far tremare tutt’intorno, Diana alzò lo sguardo e notò una scaletta, risalì e fu accecata dalla luce che filtrava dal buco di una botola. Ingoiò un gemito e riuscì a sbirciare all’interno.

Arrossì vedendo una giovane ignuda legata a una parete di roccia, i polsi tenuti fermi da delle pesanti catene di ferro sopra la sua testa.

“Avanti, principessina… Le tue sofferenze finiranno se ti deciderai a parlare” disse una donna lucertola. Sfoderò gli artigli e dimenò la coda, facendola schioccare.

La prigioniera le sputò un grumo di sangue in faccia.

Diana fece un sorriso furbetto, socchiudendo gli occhi.

< Niente male la tipetta, anche se non molto furba se l’hanno catturata > pensò.

Un uomo lucertola ruggì rumorosamente, strofinando le zampe sul pavimento, fino a scheggiare alcune pesanti rocce che formavano il pavimento.

< Non capisco perché gli Ennumberg si ostinino a non voler parlare quando lo sanno fare > pensò Diana, scrutando l’umanoide.

“Dicci dov’è il timbro del re. Ora” ordinò l’umanoide lucertola di sesso femminile.

“Non vi consegnerò le sorti del mio regno” sibilò la principessa con un filo di voce.

Diana impallidì.

< Non hanno catturato dei nobili, è la principessa stessa > pensò. Abbassò lo sguardo, mentre le creature iniziavano a digrignare rumorosamente i denti. < La principessa del regno degli uomini… del mio regno. Se gli darà quel timbro, potranno dare falsi ordini all’esercito, facendolo capitolare. Vinceranno la guerra >. Ingoiò un sospiro.

< Non so neanche perché ci sto tanto rimanendo male. In fondo il re ha fatto sempre vivere il suo popolo nella miseria e nella fame. Mi ha costretto a dover crescere tra queste bestiacce, rubando, per sopravvivere >.

Le urla della principessa iniziarono a risuonare, Diana tornò a sporgersi e a sbirciare. La coda della carceriera si abbatteva sulla vittima, sulla sua pelle pallida si aprivano dei profondi squarci e sangue schizzava tutt’intorno.

Le iridi dorate della principessa si erano fatte tendenti al grigio, le due piume di corvo che teneva tra i capelli erano cadute in una pozza di sangue.

L’altra creatura mostrò le fauci e le morse una spalla, facendola ululare di dolore.

“Parlate principessa Eloine o perite come vostra zia Eladam” ordinò la carceriera.

“Mai” gemette la principessa, mentre calde lacrime le rigavano il viso.

< Al diavolo! > pensò Diana. Diede un calcio, mandando in frantumi la botola di legno e saltò dentro, sfoderando la spada.

“Fatevi avanti!” li sfidò.

Le due creature dinanzi a lei ruggirono, sfoderarono gli artigli e avanzarono, dimenando le code. Diana le schivò agilmente.

Eloine riuscì a scorgere a fatica la sua figura e la guardò con un’espressione sorpresa e ammirata.

Diana riuscì a mozzare la testa alla femmina di donna lucertola, il sangue le schizzò sulla guancia.

Diana schivò le artigliate e le fauci dell’altro. Si udirono delle urla e una serie di passi che si avvicinavano.

Eloine riuscì a metterla a fuoco, respirando a fatica.

Diana indietreggiò, spezzò le catene con un colpo di spada e accecò il nemico con la luce che proveniva dalla tua testa di lupo.

La principessa era caduta per terra, si mise seduta, cercando di fermare il sangue che scivolava lungo la sua pelle con la mano.

Diana decapitò anche il secondo avversario e la sollevò a forza, caricandosela in spalla.

“Chi s…”. Iniziò a dire la principessa, i capelli rossi le coprivano in parte il viso.

“Arrivano!” gridò Diana, mentre la porta veniva abbattuta da altre guardie, dalle fattezze di lucertole. Eloine si aggrappò a lei, Diana discese nuovamente nelle fogne ed iniziò a correre, le creature le inseguivano.

“Tu mi hai salvato” esalò Eloine con un filo di voce.

“No, se ci prendono” ribatté Diana.

< Non si arrenderanno mai, finché non avranno il timbro reale > pensò Eloine.

“Hai dei pugnali?” chiese.

Diana si sfilò le scarpe che la intralciavano e proseguì a piedi nudi, ritrovò l’uscita e risalì. Entrambe furono accecate dalla luce del sole, ma proseguirono la fuga.

Diana correva rapidamente sul prato erboso della foresta. Recuperò in corsa una serie di rami appuntiti e li porse a Eloine, che li lanciò, riuscendo a colpire gl’inseguitori più vicini.

“Non sei niente male” si congratulò Diana.

“Se riusciamo a salvarci, voglio dei vestiti… e sapere il tuo nome” rispose la principessa.

< Non avrete quel timbro, maledetti, mai > pensò.

 

 

Alien and Twins

Prompt! PROMPT!, F/F, “I miss your kisses/ the smell of biscuits on your skin” (Empty Bed – Urban Strangers)| [FANDOM]: Originale fantascienza| Personaggio/Pairing: F/F| Avvisi: Twincest; underage; dub-con; abducted by aliens| SAFE/NSFW: NSFW | Wordcount: 339
Ha partecipato alla Bad Wrong Weeks 2018.

 

Alien and Twins

 

Le due ragazzine erano sedute su uno scranno di metallo, si tenevano per mano e guardavano intorno a loro con sguardo smarrito.

I quattro alieni troneggiavano intorno a loro, i loro corpi ossuti erano lunghi quattro volte un uomo normale, le loro braccia erano così lunghe che le loro mani toccavano il pavimento della navicella, mentre le ragazzine riuscivano a vederli nettamente solo fino alle nodose ginocchia. La pelle della creatura era grigia.

Le due gemelle indossava dei lunghi vestiti candidi, i loro corpi erano identici, i loro visi si specchiavano, ma i loro capelli castano rossicci avevano tagli diversi.

Rose aveva i capelli lunghi fino alle spalle, Lily li aveva corti fino alla nuca.

Su tutta la navicella, compresi sotto i piedini nudi delle due, si accesero delle grigie azzurrine.

Le creature iniziarono a ripetere nella loro lingua, che per le giovinette erano una specie di prolungata nenia simile a un ruggito, un mantra.

“Accoppiatevi, accoppiatevi, accoppiatevi…”.

Le gote delle due sorelle divennero vermiglie. Le due giovani si sentirono eccitate, si voltarono a guardarsi in viso e socchiusero le labbra rosee.

“Mi mancano i tuoi baci” sussurrò Rose. Prese il viso di Lily tra le mani e si approssimò a lei, sfiorando la sua fronte con la propria.

Lily inspirò rumorosamente l’odore della gemella.

“Amo l’odore di biscotti che fa la tua pelle” mormorò.

Rose la fece stendere sotto di sé, l’eccitazione travolgeva entrambe, mentre il mantra risuonava sempre più alto e veloce. Raggiunse il picco, quando Rose non resistette e mise la mano sotto la gonna di Lily.

Lily abbassò gli slip della sorella, iniziarono a scambiarsi rapidi baci, mozzandosi il fiato a vicenda, le loro lingue s’intrecciarono. Le due si penetrarono all’unisono, muovendosi allo stesso tempo.

Utilizzarono entrambe tre dita, muovendole veloci, i loro respiri si fondevano, i loro gemiti risuonavano insieme confondendosi.

Gli alieni si fermarono soddisfatti sentendole raggiungere l’orgasmo insieme. Le separarono e le fecero addormentare, mettendole sedute dritte sulla sedia.

Le lasciarono sole nella stanza, mentre le luci azzurre dei macchinari si spegnevano.